Un mattoncino pulito è un mattoncino felice.

Ne avevamo accennato parlando della salvaguardia della nostra collezione, è arrivato il momento di spenderci qualche parola in più.

Un bambino troppo pulito non è un bambino felice.

Mi permetto di prendere a prestito questa frase, attribuita a Giorgio Gaber (anche se non ho trovato una fonte certa), per ribadire un concetto che molti dimenticano: i mattoncini sono un giocattolo, e i bambini devono poterci giocare senza ricevere continue reprimende sul come devono giocare.

Quindi, a parte i discorsi di comodità per il gioco (e anche per noi genitori di futuri AFOL, che poi dobbiamo recuperare pezzetti sparsi ovunque e consumare fiumi di colla per riparare mattoncini rotti, minifig infortunate e veicoli incidentati), resta il fatto che i mattoncini devono sporcarsi (e anche rompersi) per fare il loro lavoro, cioè sviluppare tanti aspetti motori e cognitivi dei bambini.

Detto questo, veniamo al sodo: arriva il momento in cui è difficile capire di che colore è un mattoncino, o quando un pezzo ti rimane attaccato alle dita per la presenza di sostanze appiccicose e zuccherine (marmellata, miele, cioccolata, tutte cose trasferite dalle mani dei pargoli).

(N.B. si parla solo di pulizia. Se intendete sbiancarli, date uno sguardo qui)

Precauzioni

Prima di tutto occorre ricordare alcune caratteristiche del materiale di cui sono fatti i mattoncini:

  • i mattoncini sono di plastica, anzi, due tipi differenti di plastica: ABS per la maggior parte dei pezzi, policarbonato per i pezzi trasparenti, e per alcuni pezzi che necessitano di migliori caratteristiche meccaniche (alcuni pezzi Technic™ per esempio). La plastica è un materiale elastico e resistente, ma non è molto duro: le nostre unghie sono più dure, per non parlare dei denti. Quindi tendono a graffiarsi e ammaccarsi, anche solo sbattendo fra di loro. Inoltre il policarbonato è più duro dell’ABS.
  • L’ABS è un materiale termoplastico, ossia col calore si ammorbidisce e perde le caratteristiche di elasticità e rigidità, allo stesso modo del vetro. Non ha un punto di fusione vero e proprio, ma la sua “solidità” diminuisce impercettibilmente con l’aumentare della temperatura, ed intorno ai 105°C diventa una pasta viscosa. Questo fa sì che anche con temperature molto inferiori, se sottoposto a sollecitazioni meccaniche, tenda a deformarsi permanentemente. Per questo capita a volte di trovare piastre 8×4 (o più grandi) vistosamente imbarcate in set appena aperti: può essere che la scatola sia stata in ambienti a temperatura poco confortevole (un container sotto il sole) e la piastra si trovava sotto altri pezzi. L’ABS è utilizzabile fra -20°C e +80°C, ma già a 50-60°C, se sottoposto a sollecitazioni meccaniche, si deforma permanentemente.
  • Il policarbonato è più duro e meno sensibile al calore (la temperatura di “plasticità” è 150°C, contro i 105°C dell’ABS), ma l’acqua calda sopra i 70° lo attacca chimicamente, decomponendolo.
  • Come quasi tutte le plastiche, l’ABS è attaccato chimicamente da molti solventi, e si scioglie nell’acetone (il solvente per lo smalto delle unghie). Tanto è che l’acetone è uno dei metodi per incollare i mattoncini rotti, e uno dei componenti principali della colla per modellismo, perfetta per incollare i mattoncini. NO, i mattoncini NON SI INCOLLANO MAI! (quasi mai)
  • Sia il policarbonato che l’ABS vengono decomposti dai raggi ultravioletti. Quindi la luce del Sole è la nemesi dei mattoncini.
  • La plastica invecchia. Tutta la plastica. E l’invecchiamento ha tanti effetti, i più gravi sono meno elasticità (quindi i mattoncini diventano più fragili) e porosità (ossia il materiale diventa meno compatto e può impregnarsi di altre sostanze con cui viene a contatto).

Vanno poi considerati anche altri materiali utilizzati nei set: la gomma, le vernici delle decorazioni, gli adesivi, le stoffe, gli elastici, le corde. Fortunatamente, possiamo almeno affermare che siano tutti prodotti derivati da polimeri e fibre sintetiche, a parte la colla degli adesivi.

Polvere sugli scaffali

Noi AFOL esponiamo usualmente la nostra collezione, non possiamo farne a meno. Anche usando mobiletti con sportelli in vetro o teche trasparenti, alla fine la polvere entra dappertutto e si deposita implacabilmente. Per non parlare di quando si partecipa ad una esposizione per appassionati: capita che in un paio di giorni la polvere accumulata nasconda i colori dei mattoncini, specialmente quando ci si trova in luoghi presso prati o aree di gioco per bambini.

Qui la scelta dipende anche dalla dimensione del problema:

  • Pennelli – va bene qualsiasi pennello che abbia setole morbide, preferibilmente naturali. Vanno bene i pennelli per imbiancare, quelli per tempera ed acquerello, e ne servono di varie misure, per i lavori su grandi superfici e nei dettagli. Ottimi anche i pennelli da barbiere (sia quelli per il sapone da barba che quelli per togliere i frammenti di capelli dal collo, fastidiosissimi) e quelle spazzole con le setole morbidissime per i neonati, se ancora si trovano in commercio. L’unico difetto è che spostano la polvere, non la eliminano.
  • Bombolette di aria compressa o compressore – Vanno molto bene per grandi superfici e generalmente tolgono anche la polvere più ostinata. Anche qui il difetto è che spostano la polvere, invece di eliminarla.
  • Aspirapolvere – di solito sono l’incubo dell’AFOL. Come ho detto più volte, in casa nostra non si butta mai un sacchetto pieno senza un accurato controllo visivo del contenuto. Adottando però alcuni accorgimenti, l’aspirapolvere può essere la nostra salvezza: in coppia col pennello e mettendo davanti la bocchetta di aspirazione un pezzo di stoffa a rete (tipo una calza femminile o un quadrato di tulle preso da una bomboniera o da una decorazione) è efficacissimo e i pezzi piccoli non vengono aspirati perché si fermano sulla stoffa.
  • Panni speciali – Quelli “attirapolvere”, con effetto elettrostatico, non funzionano granché: la plastica è il materiale principe per l’accumulo di cariche elettrostatiche. Funzionano bene quelli in microfibra per i vetri e le superfici delicate, da usare leggermente inumiditi con acqua.

Quello che occorre anche sapere è che la polvere non è tutta uguale: semplificando enormemente il discorso possiamo individuare alcuni tipi principali di polvere:

  • polvere “di casa” – è costituita di cose che sono normalmente nelle nostre case: un misto fra fibre di tessuto, residui del nostro corpo (frammenti di pelle, peli e capelli), briciole, fibre di cellulosa. Non è “grassa”, non è appiccicosa, è di colore chiaro e non ha caratteristiche meccaniche di nota. E’ anche quella che viene via più facilmente, usando un qualsiasi metodo di quelli detti sopra. Inoltre è una polvere “innocua”, cioè non lascia residui chimici e non graffia le superfici quando viene tolta con un pennello o un panno.
  • polvere “di terra” – viene di solito da superfici in cemento o muratura, campi, aree “verdi”. In breve, da tutte le situazioni che vedono una superficie di materiale edile, sabbia o terra esposta. E’ il tipo più frequente alle esposizioni degli appassionati, spesso all’aperto in tendoni, in capannoni col pavimento in cemento grezzo o in luoghi vicino parchi e aree verdi. E’ costituita di granelli minutissimi del materiale da cui proviene, e può essere sottilissima, impalpabile, ed ha il colore prevalente del materiale da cui proviene: grigio se cemento, bianca se da terra battuta o da ghiaia, marrone-rosso se da mattoni o da aree destinate allo sport. E’ estremamente abrasiva, e se è “strofinata” sulla superficie dove è depositata opera come la carta smeriglio. Toglierla è in teoria facile, ma occorre evitare di “premerla” verso la superficie: il pennello va bene, ma deve essere molto morbido; l’aria compressa deve avere poca pressione, altrimenti lavora come una smerigliatrice a sabbia; l’aspirapolvere è ottimo, ma non sempre ha la potenza per staccare la polvere dalla superficie; i panni in microfibra funzionano, sempre umidi, ma il primo passaggio di pulizia deve essere fatto “tamponando” la superficie, non strofinando, per far attaccare la polvere al panno, che poi va sciacquato prima di passarlo una seconda volta, altrimenti è come usare la smerigliatrice.
  • polvere “di inquinamento” – scarichi dei mezzi di trasporto, fumi delle caldaie condominiali, scarichi industriali, polveri sottili da inquinamento, tutte queste polveri hanno una consistenza minutissima e sono costituite da particelle di sostanze chimiche grasse e collose, oltre ad avere molto spesso un colore molto scuro. Ha inoltre la caratteristica di penetrare nei materiali dove si deposita se vi rimane per un tempo sufficiente. I fumi originati dalla combustione del carbone sono leggermente differenti, e hanno caratteristiche più simili alla polvere “di terra”, anche se hanno una parte di sostanze grasse. E’ probabilmente il tipo di polvere peggiore, perché è difficile da rimuovere e macchia. I panni in microfibra sono il metodo migliore, e se la polvere è molto grassa, si possono aggiungere all’acqua detergenti del tipo normalmente utilizzato per pulire i vetri.

Nella realtà quotidiana, la polvere non è di un unico tipo, è piuttosto un misto dei tre tipi, ma uno sarà sempre prevalente, quindi vale la scelta del metodo adatto per il tipo prevalente.

Patatine fritte, birra e mattoncini

Ebbene, lo ammetto: quando costruisco qualcosa, ho sempre il supporto di una ciotola di patatine fritte ed una birra ghiacciata. E’ rilassante e gratificante. Certo, alla fine qualche creazione viene fuori un po’ “unta”.

E’ un classico: “bambini, cosa volete per merenda?” chiesto mentre sul pavimento è in corso la costruzione del più alto grattacielo che minifig abbia mai visto, o nel pieno di una battaglia fra il Regno del Leone Dorato e il Principato del Drago Nero. Abbandonare i mattoncini è impossibile, per cui spesso si finisce per avere mattoncini talmente appiccicosi che si tengono anche senza incastro, o che non tengono più l’incastro perché troppo unti.

In qualche modo dobbiamo intervenire per riportarli a condizioni decenti, ma in questo caso le cose, paradossalmente, sono più semplici: panni morbidi, meglio se di microfibra, leggermente inumiditi con acqua. Se il panno è di microfibra non servono detergenti, la microfibra ha potere sgrassante, mentre nel caso di panni normali può aiutare un detergente per vetri e superfici delicate, spruzzato sul panno, non sui mattoncini.

Se invece parliamo di miele o marmellata, il panno deve essere un po’ più bagnato, per sciogliere le sostanze zuccherine.

Quando ci vuole, ci vuole

Magari li abbiamo comprati usati ad un mercatino. Oppure li avevamo in uno scatolone in garage, dimenticati da tempo. Oppure il pargolo ci ha giocato ininterrottamente da quando ha mosso i primi passi, e adesso chiede le chiavi dell’auto.
Alla fine, uno si arrende: occorre lavarli.
Qui è ancora più facile di tutte le altre situazioni, anche perché non abbiamo molte alternative:

  • Acqua tiepida, massimo 45°. Abbiamo detto che il calore eccessivo deforma i mattoncini: evitiamo, e comunque non serve più calda, davvero.
  • Detergente per tessuti sintetici. Così siamo sicuri che non toccherà in nessun modo i mattoncini, né sull’aspetto, né sul colore. Il detersivo per piatti è troppo aggressivo, quello per lavastoviglie è abrasivo, il bagnoschiuma è inutilmente profumato e poco sgrassante. Attenzione ai detergenti con effetto sbiancante: cambiano il colore dei mattoncini, operando in due modi: con la decolorazione (causata da ipoclorito di sodio o perossido di idrogeno, volgarmente: candeggina e acqua ossigenata) e con uno sbiancante ottico, ossia un colorante che inganna l’occhio.
  • Spazzolino da denti, possibilmente nuovo. Gli spazzolini da denti sono gli unici che hanno le setole con la punta arrotondata, proprio per non graffiare le gengive. Se non graffiano le gengive, a maggior ragione non graffieranno i mattoncini.

Prendiamo due vaschette e le riempiamo di acqua tiepida (troppo calda deforma i mattoncini, ricordate?), poi ad una aggiungiamo il detersivo per tessuti sintetici e lo facciamo sciogliere per bene. Vi aggiungiamo i mattoncini, anche pochi per volta. Se sono poco sporchi, basta agitare un po’ l’acqua con le dita ogni tanto, e lasciarli a bagno per una decina di minuti. Se invece sono molto sporchi, soprattutto intorno ai bottoncini o nei dettagli, occorre lavorare di spazzolino da denti, delicatamente, spostando quelli spazzolati nella vaschetta con l’acqua pulita.

Facciamo attenzione ai pezzi decorati ed a quelli con gli adesivi: sia la vernice che l’adesivo potrebbero essere rovinati sia dall’acqua che dallo spazzolino o dal detersivo, quindi li teniamo da parte e li laviamo passandoli rapidamente prima nell’acqua col detersivo e poi sciacquandoli, senza tenerli a bagno a lungo.

Possiamo invece lavare tranquillamente le parti in gomma, le corde ed i cordini, gli elastici, le parti di stoffa (vele e mantelli): detersivo ed acqua tiepida sono perfettamente compatibili con questi materiali.

Alla fine, mettiamoli con tutta la vaschetta sotto il getto dell’acqua fredda: quando non faranno più schiuma saranno perfettamente sciacquati e puliti. Scoliamoli e disponiamoli dentro un canovaccio da cucina, una tovaglia o un vecchio lenzuolo, puliti, ovviamente. Per togliere l’acqua in eccesso possiamo fare la centrifuga “a mano”: chiudiamo il panno prendendo saldamente i quattro angoli, poi lo facciamo roteare rapidamente a braccio esteso (fatelo all’aperto, altrimenti bagnerete tutta la stanza…). Tolta l’acqua in eccesso, apriamo il panno e disponiamoli ben sparsi in un solo strato, in modo da farli asciugare all’aria libera. Niente asciugacapelli o altre fonti di calore dirette, peggio che mai il Sole. E’ ammesso il termosifone o il climatizzatore, ma la temperatura deve essere tale da essere confortevole per un essere umano: se vi mettete nello stesso punto non dovete sudare, capiamoci.

Per chi ha fretta

Se siete AFOL degni di questo nome, quello che segue non lo farete mai, neanche se aveste da pulire una tonnellata di mattoncini inglobati nel miele miscelato con l’olio della frittura di pesce e sepolti nel letame.

Premesso ciò, se i mattoncini sono già abbastanza vecchi e hanno perso la brillantezza, se proprio non vi preoccupa la comparsa di graffietti e piccole ammaccature, se avete poca pazienza e non vi importa di rovinare un po’ i mattoncini, si può fare un lavaggio in lavatrice dentro un sacchetto di quelli a rete per la biancheria o dentro due federe da cuscino, una dentro l’altra, entrambe ben chiuse, se volete avere la vostra lavabiancheria ancora funzionante al termine: un paio di mattoncini 1×1 incastrati nella pompa di scarico dell’acqua e vi tocca chiamare l’assistenza. Poi non dite che non vi ho avvertito.

Come sopra, usate un detersivo per tessuti sintetici e verificate che non vi siano residui di candeggina o sbiancanti. No, l’ammorbidente è inutile: non diminuisce il dolore se calpestate un mattoncino a piedi nudi. Impostate un programma per tessuti delicati o sintetici, temperatura massima 40°. Evitate la centrifuga, ma se proprio volete ignorare tutti gli avvertimenti, impostate la più breve e delicata possibile.

Alla fine avrete i mattoncini puliti e graffiati a puntino, ma tanto li volevate puliti e al diavolo i graffi.

Non nominatela nemmeno

La lavapiatti. NO. Zitti.

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Se non siete stati a Latina, peggio per voi!

Lunedì 30 ho passato la giornata a Latina, al Museo di Piana delle Orme, dove si teneva il raduno “ITLUG Latina 2012”, il primo evento di questo tipo a cui partecipo.

Se si è veramente appassionati di LEGO® non si può mancare, soprattutto se l’evento è a un’ora di macchina da casa.

Il tutto era in un enorme capannone all’interno dell’area del Museo di Piana delle Orme a Latina. L’evento era organizzato dall’ITLUG e da RomaBrick, ed il capannone è stato sfruttato interamente.

Le cose da vedere erano tante:

  • Il diorama “City” da oltre 60mq
  • Il diorama medievale
  • I set storici e quelli notevoli
  • Il mercatino dell’usato e dei gadget
  • Il mosaico del Colosseo
  • Il pick & build

Io ero impegnato a tenere a bada due giovani padawan che sto portando al “lato oscuro”, e la cosa mi riesce piuttosto facile: è difficile resistere al fascino dei mattoncini, una volta iniziato.

I due giovani "padawan" all'ingresso
I due giovani "padawan" all'ingresso

Il diorama della città era veramente imponente, e comprendeva set “ufficiali”, sia storici che gli ultimi usciti, ed anche creazioni originali, come l’autogrill, la stazione centrale, alcune case del centro e un ponte sospeso veramente notevole.

Il diorama city
Il diorama city

Il tutto era arricchito da scenette create con minifig e accessori (alberi, veicoli, arredi urbani).

Il centro città
Il centro città

Il ponte sospeso, copia in scala di un ponte realmente esistente, era un altro pezzo notevole: i cavi si tendevano ed il ponte si fletteva al passaggio dei treni, perennemente in movimento.

Il ponte sospeso
Il ponte sospeso

Tutto intorno i tavoli dei vari espositori con set originali, anche degli anni ’70-’80, o con le proprie creazioni originali, alcune notevoli.

Per chi voleva invece ficcare le mani nei mattoncini, vi era il mosaico del Colosseo e il “pick & build”.

Il mosaico del Colosseo, tutto in LEGO®
Il mosaico del Colosseo, tutto in LEGO®

Il mosaico, di 10mq, era diviso in quadretti di 25-30cm di lato, distribuiti a chi voleva partecipare: per ogni quadretto vi era una base bianca, un sacchetto di mattoncini ed un foglio con la disposizione da realizzare. Ogni quadretto andava a costituire una parte del mosaico più grande, il cui risultato è di grande effetto. Il successo è stato enorme: alle 12 del 30 aprile era stata completata una striscia in basso, alle 17, quando uno dei padawan avrebbe voluto costruire, era già terminato.

Il "pick & build"
Il "pick & build"

L’altra attività era il “pick & build”: su due lunghi tavoli era distribuita una quantità di mattoncini di tutti i tipi, che si potevano prendere a piacimento per realizzare le proprie creazioni. Al termine dell’opera vi erano varie possibilità: rimettere tutto nel mucchio, comperare a peso la propria opera, ad un prezzo veramente conveniente, o, se il costruttore era sotto i 12 anni, poteva partecipare al concorso per giovani appassionati.

Al termine siamo usciti con un sacchetto a testa: il più giovane aveva fatto incetta di pezzi per costruire gli eroi di Hero Factory, di cui va matto, l’altra aveva arricchito la collezione di parti utili per costruire case e veicoli per le sue minifig (sia normali che Friends®).

Io avevo preso precauzioni, uscendo con il portafogli quasi vuoto: per fortuna non accettavano carte di credito…

Per chi vuole vedere di più

Il mio set di foto su Flickr.
Un video di Extra TV sull’evento.
Il sito di RomaBrick.