Troppi mattoncini? Mettiamo ordine!

Più di un amico mi ha chiesto consigli su come sistemare i propri mattoncini, sapendo della mia passione (è impossibile ignorarlo se sei mio amico, ogni occasione è buona per uno sproloquio su quanto belli siano, su quanto siano geniali, su come sviluppino le abilità nei bambini, su come sia rilassante per gli adulti, ecc. ecc.).

Premesso che i mattoncini non sono mai troppi, vediamo di inquadrare il problema e di proporre qualche strategia, andando a guardare anche come sistemano i propri gli appassionati.

Come? Dipende…

Tante sono le variabili e tante le situazioni, per cui vedremo di restringere il campo a quelle più generiche, anche perché un collezionista sa già come fare. Per comodità, possiamo definire qualcosa in merito a:

  • Quantità di mattoncini – pochi o tanti, sfusi o divisi in set.
  • Tipo di gioco – “pesca dal mucchio”, “per me solo set”, “prima il progetto”

Lo scopo della sistemazione, in ogni caso, è molteplice:

  • Far durare di più i mattoncini
  • Razionalizzare lo spazio
  • Avere sottomano tutto il necessario per costruire

La precedenza ai bambini

Non lo ripeterò mai abbastanza: i bambini devono poter giocare senza limitazioni e senza imposizioni. Quindi lasciamo che i mattoncini vengano consumati fino a diventare smussati negli spigoli, fino a perdere il colore.

Per chi li deve rifornire di materiale da costruzione, i pargoli, l’interesse è di non vedere dilapidata la piccola fortuna spesa in pezzetti di ABS colorato in tempi troppo brevi: conciliare questi due aspetti è apparentemente impossibile.

Quello che rovina i mattoncini è soprattutto la sporcizia che vi si raccoglie durante il gioco e lo sfregamento a cui sono sottoposti durante la ricerca del pezzo necessario, rimestando nel “bidone”. Dopo aver visto le precauzioni per far durare di più i mattoncini, possiamo dividere i mattoncini in categorie, dedicandogli contenitori differenti. Una strategia può essere separare i set dai mattoncini sfusi, e suddividere i mattoncini sfusi in contenitori differenti:

  • Set – possiamo tenerli divisi in buste con la zip, una per ogni set, etichettando ogni busta col nome e numero del set. Devono essere smontati, anche parzialmente, per fargli prendere meno spazio, controllando eventualmente che ci siano tutti i pezzi. Se il set è molto grande, possiamo usare più buste, numerandole “1 di 3”, “2 di 3” e via così. Se il set è molto grande e le istruzioni sono divise per buste numerate, si può usare il metodo della “costruzione al contrario”, seguendo le istruzioni nel libretto dal fondo si smonta gradualmente il set, usando delle buste con zip più piccole da numerare e inserire nella busta più grande. Occorre naturalmente un po’ di pazienza e di lavoro in più, il vantaggio è che alla fine abbiamo controllato che tutti i pezzi siano presenti.
  • Libretti delle istruzioni – I primi a deteriorarsi. Possiamo metterli in buste forate, ed archiviarli nei raccoglitori ad anelli A4. Se abbiamo a disposizione un tablet o un vecchio PC portatile, potente quanto basta per leggere i file PDF, andremo a scaricare le istruzioni in formato digitale e faremo usare quelle ai pargoli, salvando i libretti.
  • Pezzi sfusi generici – tutti i pezzi facilmente individuabili, anche perché presenti in buona quantità, senza rovistare a lungo nel “bidone”
  • Pezzi sfusi piccoli – pezzi che di solito finiscono in fondo al “bidone”, o incastrati dentro altri pezzi più grandi, o di cui abbiamo pochi esemplari
  • Minifig – non solo le parti del corpo, gambe, teste, ma anche gli accessori: cappelli, armi, attrezzi, cibo, stoviglie, pentolame, scudi, animaletti, ecc.

Se la quantità lo richiede e abbiamo spazio, possiamo aumentare il numero di contenitori e suddividere ancora:

  • Pezzi “speciali” – pezzi che hanno forme o usi particolari, e che abbiamo in piccole quantità o addirittura in esemplare unico: cerniere, ingranaggi, porte, parafanghi, ecc.
  • Pezzi trasparenti – i più delicati e i primi a rovinarsi. Metterli in una scatola separata li preserva più a lungo, soprattutto i parabrezza, i vetri di porte e finestre, i tettucci degli aerei e della astronavi.
  • Pezzi unici – parti molto grandi o usate solo in un set, tipo il muso di un elicottero, il corpo di un dinosauro, le ali di un drago, la pala di una scavatrice, e via così.

Quando una scatola diventa troppo piena, basta dividere il contenuto in due o più scatole secondo il nostro gusto.

Il gioco con i pezzi sfusi può essere organizzato mettendo un tappeto (un vecchio lenzuolo, una coperta) in terra, svuotarci il “bidone” con i pezzi sfusi generici e mettere intorno le scatole con gli altri pezzi in modo da renderli immediatamente disponibili ai costruttori. Al termine del gioco, possiamo anche educare i piccoli a rimettere a posto le cose ordinandole secondo la suddivisione scelta.

Il gioco con i set va organizzato in modo leggermente differente, fornendo al costruttore un buon numero di scatole e scatoline di varie dimensioni in cui dovrà suddividere i pezzi presi dalla busta del set secondo colore, dimensione, tipo, a piacere suo. Tutto questo per rendere il lavoro di costruzione organizzato e meno frustrante: cercare per diversi minuti un pezzetto perso in mezzo a un paio di centinaia di mattoncini colorati può essere un’impresa che alla fine scoraggia chiunque (anche se conosco qualche appassionato per cui la ricerca del pezzo è parte integrante del divertimento).

Questi consigli sono anche per chi ha collezioni ridotte di set o di pezzi sfusi: basta adattarli alle proprie esigenze ed alla dimensione della propria collezione.

Il collezionista

Una buona fetta di appassionati LEGO® fa parte della categoria dei collezionisti, per cui ogni singolo set, ogni libretto, ogni scatola è preziosa. Come per altri tipi di collezioni, spesso acquista due esemplari di un set, uno per costruirlo ed esporlo, uno per conservarlo intatto, senza aprire la scatola.

Senza esagerare, supponendo di avere una propria collezione di set, possiamo operare in parte come detto sopra:

  • Conservare i set smontati in buste con zip etichettate
  • Tenere i set esposti lontano dalla luce solare, possibilmente dentro mobili chiusi al riparo dalla polvere. Un noto produttore ha una linea di librerie le cui misure sembrano fatte apposta per accogliere i set da collezione.
  • Mettere i libretti delle istruzioni in buste forate archiviate nei raccoglitori
  • Si possono conservare anche le scatole, basta avere l’accortezza di aprirle usando un asciugacapelli per ammorbidire la colla a caldo con cui sono chiuse e smontarle per appiattirle, eventualmente tagliando i soli sigilli fatti con il nastro adesivo, senza rovinare la scatola.
  • Se si collezionano Minifig, usare delle teche o degli espositori per tenerle fuori polvere, e mettere quelle non esposte in piccole buste con zip, conservate in scatole più grandi

Quando vorremo costruire qualcosa dei nostri set, sfoglieremo i raccoglitori per scegliere il set, poi prenderemo il libretto delle istruzioni e le buste del relativo set, che avremo messo in scatole suddivisi per numerazione o per tema.

Il Mastro Costruttore

Indipendentemente dall’età anagrafica, il Mastro Costruttore spende buona parte del suo tempo ad organizzare la sua collezione di mattoncini, unicamente allo scopo di facilitare la costruzione delle sue opere originali.

Può lavorare abitualmente con un software di progettazione, come LDD o uno dei programmi della libreria LDraw, per poi generare un elenco di pezzi da prelevare dal suo archivio, oppure costruire “a braccio”, senza un progetto preciso, solo avendo in mente il risultato finale. Più spesso è un misto di questi due estremi: si parte con una bozza di progetto che poi viene affinata durante la costruzione, cambiando particolari o aggiungendo idee e dettagli strada facendo.

In ogni caso è importante che abbia sotto controllo la propria collezione e che non solo sappia trovare ogni elemento in breve tempo, ma sappia di averlo. Per questo l’organizzazione dei mattoncini prende tanta parte del suo tempo, e per lo stesso motivo fa incetta di scatole di tutte le misure, cassettiere da ferramenta, portaminuterie, buste con zip, visitando assiduamente i reparti “Sistemazione” dei centri commerciali.

Le regole per sistemare e catalogare i propri mattoncini sono molto personali e variano da un Mastro Costruttore all’altro, possiamo però elencare qualche linea guida:

  • Catalogazione per categoria “Bricklink” – è il sistema di catalogazione più utilizzato ed è considerato una sorta di standard dagli appassionati. Ad esempio, metteremo le ruote tutte insieme, ma daremo una categoria a parte alle ruote con il foro a “X” tipico degli elementi Technic™. Metteremo le cerniere nello stesso contenitore, ma daremo un altro contenitore alle cerniere “a scatto” (quelle che si bloccano ad intervalli prestabiliti con un dentino di arresto, “locking” su Bricklink)
  • Catalogazione per tipo di elemento (o per “design ID”) – qui ogni pezzo ha uno scomparto, un cassettino o una scatola dedicata. Per esempio i mattoncini 2×4, 2×3, 2×2, 1×2, 1×1, ognuno nella sua scatola, indipendentemente dal colore.
  • Catalogazione per colore – utilizzata specialmente con i colori “rari”, colori in cui sono realizzati pochi pezzi differenti, o comunque difficili da trovare nel caso della divisione per tipo o per categoria. Oppure quando abbiamo grandi quantità di pezzi in un determinato colore, ma con pochi tipi differenti di mattoncini della stessa categoria: per esempio tanti mattoncini bianchi 1×4, 1×6, 1×8.

Nella realtà l’organizzazione è una combinazione dei tre metodi, in funzione delle quantità e del nostro modo di costruire. La mia collezione ad esempio vede una scatola con tutti i mattoncini 2×4 in uno scomparto, e tutti i 2×3 e 2×2 nell’altro. A parte ho una scatola con tutti i mattoncini 2×4, 2×6, 2×3, 1×4, 1×6, 2×2, di colore grigio chiaro. In una scatola a scomparti per ferramenta tengo le plate (piastre) 1×1, le tile (mattonelle) 1×1, i “cheese slope” in scomparti separati con i colori mischiati, mentre in una scatola ho dei sacchettini con zip dove tengo tile 1×1 rosse trasparenti, plate 1×1 chiare trasparenti, “cheese” verde oliva e marrone scuro, dato che ne ho un centinaio di ognuna.

Man mano che la nostra collezione aumenta, possiamo operare suddividendo ulteriormente per tipo o per colore i contenitori troppo pieni: se abbiamo troppe ruote, le dividiamo un piccole e grandi, oppure in Technic e no; se abbiamo troppe tegole, le possiamo dividere per colore (nere e rosse), oppure per pendenza (quelle a 45° e quelle a 33°). Andando avanti così non avremo mai scatole troppo piene o disordinate, ma sarà sempre tutto in ordine. Semmai il problema sarà per la nostra memoria, dover ricordare dove sono i pezzi, o dove li abbiamo spostati dopo l’ultima riorganizzazione.

Il rischio in questi casi è di perdere il controllo della propria collezione, e alla fine non sapere più cosa abbiamo. Esistono dei software che permettono di tenere traccia dei propri mattoncini, ma occorre lavorarci sopra e tenere l’inventario aggiornato, cosa che diventa laboriosa se costruiamo cose da esporre: si deve tenere conto dei pezzi utilizzati, per evitare di trovarsi senza materiale, o peggio di comprare qualche centinaio di pezzi per poi scoprire che li avevamo già.

La soluzione ideale sarebbe un angolino dove tenere il tutto organizzato e catalogato, sempre sotto gli occhi, ma sono in pochi ad avere questa fortuna.

Il costruttore occasionale

Non dimentichiamoci di quella che è probabilmente la categoria più estesa, cioè quelli che costruiscono per rilassarsi, oppure per passare il tempo, o semplicemente perché gli piace. In questo caso il “bidone” è la soluzione migliore: si rovescia su un tavolo (meglio se sotto c’è una tovaglia in tinta pastello), tutti i pezzi in bella vista pronti per costruire. Niente preoccupazioni di rovinare i mattoncini, o di perderne qualcuno. Si gioca e basta.

De gustibus

In definitiva, non c’è un metodo valido per tutti e, fondamentalmente, ognuno ha un metodo personale affinato col tempo e con l’esperienza. Naturalmente, gli appassionati sono sempre a disposizione per suggerimenti e consigli.

Ci creeremo il nostro sistema di archiviazione con il tempo, in base allo spazio di cui disponiamo, ai nostri gusti ed al nostro metodo di costruzione.

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Un mattoncino pulito è un mattoncino felice.

Ne avevamo accennato parlando della salvaguardia della nostra collezione, è arrivato il momento di spenderci qualche parola in più.

Un bambino troppo pulito non è un bambino felice.

Mi permetto di prendere a prestito questa frase, attribuita a Giorgio Gaber (anche se non ho trovato una fonte certa), per ribadire un concetto che molti dimenticano: i mattoncini sono un giocattolo, e i bambini devono poterci giocare senza ricevere continue reprimende sul come devono giocare.

Quindi, a parte i discorsi di comodità per il gioco (e anche per noi genitori di futuri AFOL, che poi dobbiamo recuperare pezzetti sparsi ovunque e consumare fiumi di colla per riparare mattoncini rotti, minifig infortunate e veicoli incidentati), resta il fatto che i mattoncini devono sporcarsi (e anche rompersi) per fare il loro lavoro, cioè sviluppare tanti aspetti motori e cognitivi dei bambini.

Detto questo, veniamo al sodo: arriva il momento in cui è difficile capire di che colore è un mattoncino, o quando un pezzo ti rimane attaccato alle dita per la presenza di sostanze appiccicose e zuccherine (marmellata, miele, cioccolata, tutte cose trasferite dalle mani dei pargoli).

(N.B. si parla solo di pulizia. Se intendete sbiancarli, date uno sguardo qui)

Precauzioni

Prima di tutto occorre ricordare alcune caratteristiche del materiale di cui sono fatti i mattoncini:

  • i mattoncini sono di plastica, anzi, due tipi differenti di plastica: ABS per la maggior parte dei pezzi, policarbonato per i pezzi trasparenti, e per alcuni pezzi che necessitano di migliori caratteristiche meccaniche (alcuni pezzi Technic™ per esempio). La plastica è un materiale elastico e resistente, ma non è molto duro: le nostre unghie sono più dure, per non parlare dei denti. Quindi tendono a graffiarsi e ammaccarsi, anche solo sbattendo fra di loro. Inoltre il policarbonato è più duro dell’ABS.
  • L’ABS è un materiale termoplastico, ossia col calore si ammorbidisce e perde le caratteristiche di elasticità e rigidità, allo stesso modo del vetro. Non ha un punto di fusione vero e proprio, ma la sua “solidità” diminuisce impercettibilmente con l’aumentare della temperatura, ed intorno ai 105°C diventa una pasta viscosa. Questo fa sì che anche con temperature molto inferiori, se sottoposto a sollecitazioni meccaniche, tenda a deformarsi permanentemente. Per questo capita a volte di trovare piastre 8×4 (o più grandi) vistosamente imbarcate in set appena aperti: può essere che la scatola sia stata in ambienti a temperatura poco confortevole (un container sotto il sole) e la piastra si trovava sotto altri pezzi. L’ABS è utilizzabile fra -20°C e +80°C, ma già a 50-60°C, se sottoposto a sollecitazioni meccaniche, si deforma permanentemente.
  • Il policarbonato è più duro e meno sensibile al calore (la temperatura di “plasticità” è 150°C, contro i 105°C dell’ABS), ma l’acqua calda sopra i 70° lo attacca chimicamente, decomponendolo.
  • Come quasi tutte le plastiche, l’ABS è attaccato chimicamente da molti solventi, e si scioglie nell’acetone (il solvente per lo smalto delle unghie). Tanto è che l’acetone è uno dei metodi per incollare i mattoncini rotti, e uno dei componenti principali della colla per modellismo, perfetta per incollare i mattoncini. NO, i mattoncini NON SI INCOLLANO MAI! (quasi mai)
  • Sia il policarbonato che l’ABS vengono decomposti dai raggi ultravioletti. Quindi la luce del Sole è la nemesi dei mattoncini.
  • La plastica invecchia. Tutta la plastica. E l’invecchiamento ha tanti effetti, i più gravi sono meno elasticità (quindi i mattoncini diventano più fragili) e porosità (ossia il materiale diventa meno compatto e può impregnarsi di altre sostanze con cui viene a contatto).

Vanno poi considerati anche altri materiali utilizzati nei set: la gomma, le vernici delle decorazioni, gli adesivi, le stoffe, gli elastici, le corde. Fortunatamente, possiamo almeno affermare che siano tutti prodotti derivati da polimeri e fibre sintetiche, a parte la colla degli adesivi.

Polvere sugli scaffali

Noi AFOL esponiamo usualmente la nostra collezione, non possiamo farne a meno. Anche usando mobiletti con sportelli in vetro o teche trasparenti, alla fine la polvere entra dappertutto e si deposita implacabilmente. Per non parlare di quando si partecipa ad una esposizione per appassionati: capita che in un paio di giorni la polvere accumulata nasconda i colori dei mattoncini, specialmente quando ci si trova in luoghi presso prati o aree di gioco per bambini.

Qui la scelta dipende anche dalla dimensione del problema:

  • Pennelli – va bene qualsiasi pennello che abbia setole morbide, preferibilmente naturali. Vanno bene i pennelli per imbiancare, quelli per tempera ed acquerello, e ne servono di varie misure, per i lavori su grandi superfici e nei dettagli. Ottimi anche i pennelli da barbiere (sia quelli per il sapone da barba che quelli per togliere i frammenti di capelli dal collo, fastidiosissimi) e quelle spazzole con le setole morbidissime per i neonati, se ancora si trovano in commercio. L’unico difetto è che spostano la polvere, non la eliminano.
  • Bombolette di aria compressa o compressore – Vanno molto bene per grandi superfici e generalmente tolgono anche la polvere più ostinata. Anche qui il difetto è che spostano la polvere, invece di eliminarla.
  • Aspirapolvere – di solito sono l’incubo dell’AFOL. Come ho detto più volte, in casa nostra non si butta mai un sacchetto pieno senza un accurato controllo visivo del contenuto. Adottando però alcuni accorgimenti, l’aspirapolvere può essere la nostra salvezza: in coppia col pennello e mettendo davanti la bocchetta di aspirazione un pezzo di stoffa a rete (tipo una calza femminile o un quadrato di tulle preso da una bomboniera o da una decorazione) è efficacissimo e i pezzi piccoli non vengono aspirati perché si fermano sulla stoffa.
  • Panni speciali – Quelli “attirapolvere”, con effetto elettrostatico, non funzionano granché: la plastica è il materiale principe per l’accumulo di cariche elettrostatiche. Funzionano bene quelli in microfibra per i vetri e le superfici delicate, da usare leggermente inumiditi con acqua.

Quello che occorre anche sapere è che la polvere non è tutta uguale: semplificando enormemente il discorso possiamo individuare alcuni tipi principali di polvere:

  • polvere “di casa” – è costituita di cose che sono normalmente nelle nostre case: un misto fra fibre di tessuto, residui del nostro corpo (frammenti di pelle, peli e capelli), briciole, fibre di cellulosa. Non è “grassa”, non è appiccicosa, è di colore chiaro e non ha caratteristiche meccaniche di nota. E’ anche quella che viene via più facilmente, usando un qualsiasi metodo di quelli detti sopra. Inoltre è una polvere “innocua”, cioè non lascia residui chimici e non graffia le superfici quando viene tolta con un pennello o un panno.
  • polvere “di terra” – viene di solito da superfici in cemento o muratura, campi, aree “verdi”. In breve, da tutte le situazioni che vedono una superficie di materiale edile, sabbia o terra esposta. E’ il tipo più frequente alle esposizioni degli appassionati, spesso all’aperto in tendoni, in capannoni col pavimento in cemento grezzo o in luoghi vicino parchi e aree verdi. E’ costituita di granelli minutissimi del materiale da cui proviene, e può essere sottilissima, impalpabile, ed ha il colore prevalente del materiale da cui proviene: grigio se cemento, bianca se da terra battuta o da ghiaia, marrone-rosso se da mattoni o da aree destinate allo sport. E’ estremamente abrasiva, e se è “strofinata” sulla superficie dove è depositata opera come la carta smeriglio. Toglierla è in teoria facile, ma occorre evitare di “premerla” verso la superficie: il pennello va bene, ma deve essere molto morbido; l’aria compressa deve avere poca pressione, altrimenti lavora come una smerigliatrice a sabbia; l’aspirapolvere è ottimo, ma non sempre ha la potenza per staccare la polvere dalla superficie; i panni in microfibra funzionano, sempre umidi, ma il primo passaggio di pulizia deve essere fatto “tamponando” la superficie, non strofinando, per far attaccare la polvere al panno, che poi va sciacquato prima di passarlo una seconda volta, altrimenti è come usare la smerigliatrice.
  • polvere “di inquinamento” – scarichi dei mezzi di trasporto, fumi delle caldaie condominiali, scarichi industriali, polveri sottili da inquinamento, tutte queste polveri hanno una consistenza minutissima e sono costituite da particelle di sostanze chimiche grasse e collose, oltre ad avere molto spesso un colore molto scuro. Ha inoltre la caratteristica di penetrare nei materiali dove si deposita se vi rimane per un tempo sufficiente. I fumi originati dalla combustione del carbone sono leggermente differenti, e hanno caratteristiche più simili alla polvere “di terra”, anche se hanno una parte di sostanze grasse. E’ probabilmente il tipo di polvere peggiore, perché è difficile da rimuovere e macchia. I panni in microfibra sono il metodo migliore, e se la polvere è molto grassa, si possono aggiungere all’acqua detergenti del tipo normalmente utilizzato per pulire i vetri.

Nella realtà quotidiana, la polvere non è di un unico tipo, è piuttosto un misto dei tre tipi, ma uno sarà sempre prevalente, quindi vale la scelta del metodo adatto per il tipo prevalente.

Patatine fritte, birra e mattoncini

Ebbene, lo ammetto: quando costruisco qualcosa, ho sempre il supporto di una ciotola di patatine fritte ed una birra ghiacciata. E’ rilassante e gratificante. Certo, alla fine qualche creazione viene fuori un po’ “unta”.

E’ un classico: “bambini, cosa volete per merenda?” chiesto mentre sul pavimento è in corso la costruzione del più alto grattacielo che minifig abbia mai visto, o nel pieno di una battaglia fra il Regno del Leone Dorato e il Principato del Drago Nero. Abbandonare i mattoncini è impossibile, per cui spesso si finisce per avere mattoncini talmente appiccicosi che si tengono anche senza incastro, o che non tengono più l’incastro perché troppo unti.

In qualche modo dobbiamo intervenire per riportarli a condizioni decenti, ma in questo caso le cose, paradossalmente, sono più semplici: panni morbidi, meglio se di microfibra, leggermente inumiditi con acqua. Se il panno è di microfibra non servono detergenti, la microfibra ha potere sgrassante, mentre nel caso di panni normali può aiutare un detergente per vetri e superfici delicate, spruzzato sul panno, non sui mattoncini.

Se invece parliamo di miele o marmellata, il panno deve essere un po’ più bagnato, per sciogliere le sostanze zuccherine.

Quando ci vuole, ci vuole

Magari li abbiamo comprati usati ad un mercatino. Oppure li avevamo in uno scatolone in garage, dimenticati da tempo. Oppure il pargolo ci ha giocato ininterrottamente da quando ha mosso i primi passi, e adesso chiede le chiavi dell’auto.
Alla fine, uno si arrende: occorre lavarli.
Qui è ancora più facile di tutte le altre situazioni, anche perché non abbiamo molte alternative:

  • Acqua tiepida, massimo 45°. Abbiamo detto che il calore eccessivo deforma i mattoncini: evitiamo, e comunque non serve più calda, davvero.
  • Detergente per tessuti sintetici. Così siamo sicuri che non toccherà in nessun modo i mattoncini, né sull’aspetto, né sul colore. Il detersivo per piatti è troppo aggressivo, quello per lavastoviglie è abrasivo, il bagnoschiuma è inutilmente profumato e poco sgrassante. Attenzione ai detergenti con effetto sbiancante: cambiano il colore dei mattoncini, operando in due modi: con la decolorazione (causata da ipoclorito di sodio o perossido di idrogeno, volgarmente: candeggina e acqua ossigenata) e con uno sbiancante ottico, ossia un colorante che inganna l’occhio.
  • Spazzolino da denti, possibilmente nuovo. Gli spazzolini da denti sono gli unici che hanno le setole con la punta arrotondata, proprio per non graffiare le gengive. Se non graffiano le gengive, a maggior ragione non graffieranno i mattoncini.

Prendiamo due vaschette e le riempiamo di acqua tiepida (troppo calda deforma i mattoncini, ricordate?), poi ad una aggiungiamo il detersivo per tessuti sintetici e lo facciamo sciogliere per bene. Vi aggiungiamo i mattoncini, anche pochi per volta. Se sono poco sporchi, basta agitare un po’ l’acqua con le dita ogni tanto, e lasciarli a bagno per una decina di minuti. Se invece sono molto sporchi, soprattutto intorno ai bottoncini o nei dettagli, occorre lavorare di spazzolino da denti, delicatamente, spostando quelli spazzolati nella vaschetta con l’acqua pulita.

Facciamo attenzione ai pezzi decorati ed a quelli con gli adesivi: sia la vernice che l’adesivo potrebbero essere rovinati sia dall’acqua che dallo spazzolino o dal detersivo, quindi li teniamo da parte e li laviamo passandoli rapidamente prima nell’acqua col detersivo e poi sciacquandoli, senza tenerli a bagno a lungo.

Possiamo invece lavare tranquillamente le parti in gomma, le corde ed i cordini, gli elastici, le parti di stoffa (vele e mantelli): detersivo ed acqua tiepida sono perfettamente compatibili con questi materiali.

Alla fine, mettiamoli con tutta la vaschetta sotto il getto dell’acqua fredda: quando non faranno più schiuma saranno perfettamente sciacquati e puliti. Scoliamoli e disponiamoli dentro un canovaccio da cucina, una tovaglia o un vecchio lenzuolo, puliti, ovviamente. Per togliere l’acqua in eccesso possiamo fare la centrifuga “a mano”: chiudiamo il panno prendendo saldamente i quattro angoli, poi lo facciamo roteare rapidamente a braccio esteso (fatelo all’aperto, altrimenti bagnerete tutta la stanza…). Tolta l’acqua in eccesso, apriamo il panno e disponiamoli ben sparsi in un solo strato, in modo da farli asciugare all’aria libera. Niente asciugacapelli o altre fonti di calore dirette, peggio che mai il Sole. E’ ammesso il termosifone o il climatizzatore, ma la temperatura deve essere tale da essere confortevole per un essere umano: se vi mettete nello stesso punto non dovete sudare, capiamoci.

Per chi ha fretta

Se siete AFOL degni di questo nome, quello che segue non lo farete mai, neanche se aveste da pulire una tonnellata di mattoncini inglobati nel miele miscelato con l’olio della frittura di pesce e sepolti nel letame.

Premesso ciò, se i mattoncini sono già abbastanza vecchi e hanno perso la brillantezza, se proprio non vi preoccupa la comparsa di graffietti e piccole ammaccature, se avete poca pazienza e non vi importa di rovinare un po’ i mattoncini, si può fare un lavaggio in lavatrice dentro un sacchetto di quelli a rete per la biancheria o dentro due federe da cuscino, una dentro l’altra, entrambe ben chiuse, se volete avere la vostra lavabiancheria ancora funzionante al termine: un paio di mattoncini 1×1 incastrati nella pompa di scarico dell’acqua e vi tocca chiamare l’assistenza. Poi non dite che non vi ho avvertito.

Come sopra, usate un detersivo per tessuti sintetici e verificate che non vi siano residui di candeggina o sbiancanti. No, l’ammorbidente è inutile: non diminuisce il dolore se calpestate un mattoncino a piedi nudi. Impostate un programma per tessuti delicati o sintetici, temperatura massima 40°. Evitate la centrifuga, ma se proprio volete ignorare tutti gli avvertimenti, impostate la più breve e delicata possibile.

Alla fine avrete i mattoncini puliti e graffiati a puntino, ma tanto li volevate puliti e al diavolo i graffi.

Non nominatela nemmeno

La lavapiatti. NO. Zitti.

Treni LEGO® e batterie al Litio, semplice

Continuando la nostra ricerca per ridare vita ai nostri treni 9V col motore guasto, l’unica alternativa sembra essere la conversione all’uso degli elementi Power Functions: motori più efficienti, telecomando, tracciato con binari in plastica.

Le obiezioni sono tante, però:

Dopo aver effettuato prove e misurazioni su vari tipi di accumulatori, possiamo passare alle prove sul campo, confrontando la soluzione NiMH con una soluzione “custom” Li-Ion molto semplice.

Avvertenze di rito: niente di quello che viene scritto e detto qui ha una qualche forma di garanzia di funzionamento o di utilità. Le operazioni richiedono esperienza nel campo, mentre i componenti utilizzati hanno limiti e precauzioni d’uso, e vanno maneggiati solo da persone con specifiche competenze. Non mi assumo nessuna responsabilità né sul funzionamento né su eventuali danni a persone o cose che possano derivare da usi impropri o imprudenti di quanto qui descritto. Gli accumulatori al Litio hanno specifiche precauzioni d’uso, riferirsi alle schede tecniche dei rispettivi produttori.

Un po’ di teoria

L’esperto da consultare in tema di motori elettrici e componenti 9V/PF LEGO è il notissimo (agli AFOL) Philippe “Philo” Hurbain, il cui sito è colmo di informazioni sul tema. Molte delle informazioni che seguono vengono dal suo lavoro sui componenti Power Functions.

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Il connettore PF

Qui sopra c’è lo schema dei contatti elettrici del connettore PF:

  • I due contatti 9V e 0V portano la tensione per tutti gli utilizzatori che richiedono una alimentazione fissata (luci, ricevitori telecomando). La polarità e la tensione su questi due contatti non cambia e non deve mai cambiare, pena la distruzione dei circuiti collegati.
  • I due contatti C1 e C2 portano invece l’alimentazione per i motori, possono anche cambiare di polarità (per esempio per far girare un motore al contrario).
  • Per mandare i motori più o meno velocemente, la tensione sui contatti C1 e C2 non varia di livello, ma viene usato un sistema chiamato PWM, in cui al motore viene mandata una sequenza di impulsi veloci la cui tensione è sempre 9V, ma la cui durata varia in proporzione alla velocità che si vuole dal motore: più gli impulsi durano e più veloce gira il motore. E’ questo il motivo del leggero sibilo che si sente quando si avvia un treno PF a bassa velocità.
Funzionamento PWM

Quindi, se vogliamo alimentare un treno PF con ricevitore a infrarossi, dobbiamo mandare 9V fra i contatti 9V e 0V. Sarà poi il ricevitore a infrarossi a comandare i motori tramite i contatti C1 e C2 dei motori stessi.

Gli ingredienti

Tutti i pezzi che utilizzeremo sono facilmente reperibili, e per il collegamento ai componenti PF dovremo sacrificare un solo cavetto PF da 20cm #8886 con cui potremo realizzare due blocchi di alimentazione con batterie al Litio, per due treni.

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L’accumulatore al Litio

Il cuore è un singolo accumulatore al Litio di tipo 18650 (reperibile su Amazon), il cui costo va da 3 ai 9 euro in funzione della marca e della capacità. Quello mostrato è da 2600mAh, una delle capacità più basse disponibili, e una delle più economiche.

Come abbiamo visto in precedenza, un singolo accumulatore al Litio è in grado di fornire abbastanza energia da superare sia le batteria alcaline che gli accumulatori NiMH. Se poi aggiungiamo che la batteria pesa intorno ai 45g contro i 12g di una singola ministilo, cioè 72g per le sei batterie, abbiamo anche un vantaggio per il peso.

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Il convertitore di tensione MT3608

Naturalmente non possiamo mandare a 3,7V il treno: probabilmente il ricevitore a infrarossi PF funzionerebbe (con 4V funziona tranquillamente), ma il treno al massimo sarebbe una lumaca, se pure riuscisse a muoversi. Ed ecco che entra in gioco il secondo ingrediente, già visto nelle prove: un piccolo circuito elettronico in grado di portare i 3,7V della batteria al litio a qualsiasi tensione fra i 5 ed i 28V con corrente di 2A, impiegando il componente MT3608 (reperibile su Amazon).

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Lo schema di collegamento

Qui sopra lo schema a blocchi di quello che andremo a realizzare.

Per prima cosa tagliamo il cavetto PF e separiamo i due conduttori esterni dai due interni. Isoliamo i due conduttori interni e prepariamo i due esterni per la saldatura.

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Il cavetto tagliato e modificato (sotto)

Qui sopra il cavetto preparato e l’altro pezzo pronto per essere utilizzato successivamente. Posizionando il cavetto come in foto, il positivo 9V è sempre il filo in alto.

Se vogliamo alimentare direttamente un motore, che sia 9V o PF, dovremo utilizzare necessariamente i conduttori centrali del connettore (C1 e C2), ma avremo un problema: il motore partirà appena collegato e girerà sempre nello stesso verso e sempre al massimo, una situazione poco utile.

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Il portabatteria e la batteria

Il portabatteria farà da sostegno per tutto il circuito, useremo la colla a caldo per fissare i pezzi fra loro.

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Il tutto assemblato

Ecco sopra il tutto collegato. Manca solo la parte finale: la taratura.

Dopo aver inserito la batteria nel portabatteria, tramite la vite dorata stabiliremo la tensione d’uscita. Occorre munirsi di tester (uno economico andrà benissimo) e girare con un cacciavite fino ad avere 7-8V, per massimizzare la durata dell’accumulatore al Litio. Possiamo azzardare ed arrivare fino a 10-11V, naturalmente a nostro rischio e pericolo (non mi assumo responsabilità sia ben chiaro). Per il test ho regolato l’uscita esattamente a 7V, per avere condizioni molto vicine all’uso degli accumulatori NiMH.

Ora possiamo collegare il pacco batterie al resto del treno, alimentando il ricevitore ad infrarossi.

Il test

Come sempre, alla prova dei fatti le cose vanno abbastanza diversamente da quanto calcolato, ma questo è atteso.

Per poter effettuare dei test sensati, ho usato il treno merci LEGO del set #60052, con un tracciato ovale costituito da due segmenti rettilinei da 5 binari dritti ognuno e due curve a semicerchio costituite ognuna da 8 binari curvi. La lunghezza totale del circuito è circa 328cm (±2cm).

Per “inquinare” il meno possibile il test ho sostituito solo il pacco batterie, per cui l’unica misura possibile è il tempo di percorrenza del circuito, da cui ricavare un’indicazione sia della qualità dell’energia erogata dal pacco batterie che della durata degli accumulatori: ho preso di nuovo un Arduino e un sensore di prossimità a infrarossi, con un programma che misura l’intervallo di tempo che intercorre fra due passaggi del treno. I treni sono stati sempre mandati alla massima velocità tramite il telecomando PF.

Arduino e sensore di prossimità piazzati vicino al tracciato

Poi ho pesato il treno, sia con il pacco batterie originale e accumulatori NiMH, sia col pacco batteria Li-Ion “custom”:

  • Peso del locomotore con pacco batterie standard: 508gr
  • Peso del locomotore con pacco batterie “custom”: 455gr
  • Peso del resto del treno: 460gr
  • Peso del treno intero con pacco batterie standard: 968gr
  • Peso del treno intero con pacco batteria “custom”: 915gr

Possono sembrare pochi, ma 50 grammi in meno significano vari dettagli in più: 30 mattoncini 1×4 o 78 plate 2×2 o 22 plate 2×8.

Perché il peso? Perché proprio il peso è l’elemento principale nella determinazione del consumo di un motore di treno: l’energia necessaria per spingere ad una certa velocità un treno che pesa il doppio è esattamente il doppio, come definisce la fisica di base:

E = 1/2 m v²

mentre se si vuole raddoppiare la velocità a parità di peso serve il quadruplo dell’energia.

I costruttori di treni lo sanno bene: limitare il peso è fondamentale, se si vuole avere più velocità e meno consumo.

Andiamo al sodo, qui sopra i risultati del test:

  • la prima cosa da notare è che la durata in entrambi i casi è il 30% in meno rispetto ai test fatti con un carico resistivo. E’ in un certo senso atteso, ma è da tener presente nell’impiego degli accumulatori in situazioni reali.
  • è comunque confermata la durata superiore degli accumulatori al litio rispetto agli accumulatori NiMH: oltre il 50% in più
  • la velocità di crociera con gli NiMH tende a diminuire nel tempo (linea azzurra tratteggiata nel grafico), mentre nel caso degli accumulatori Li-Ion rimane costante (linea arancione tratteggiata)
  • la velocità media dei due casi è paragonabile: 79cm/sec per gli NiMH, 80cm/sec per Li-Ion

Sì, ma quanto mi costi?

Per convertire il nostro treno 9V a PF occorre: motore #88002 (13,99 listino LEGO, 15 prezzo medio Bricklink), ricevitore #8884 (16,99 listino LEGO, 18 prezzo medio Bricklink), telecomando #8879 (14,49 listino LEGO, 16 prezzo medio Bricklink) a cui bisogna aggiungere il pacco batterie:

  • Accumulatori NiMH: pacco batterie #88000 (listino LEGO 13,99, prezzo medio Bricklink 20 euro) + batterie (12 da 750mAh, 12 euro) + caricabatterie rapido (4 posti, 16 euro), totale 41,99 euro
  • Accumulatori Li-Ion: pacco batteria “custom” (compreso il cavo LEGO tagliato, 7 euro) + batterie (2 da 2600mAh, 12 euro) + caricabatteria Li-Ion (2 posti, 20 euro), totale 39 euro
  • Pacco batteria ricaricabile LEGO originale: pacco batteria Li-Ion #8878 (69,99 euro di listino, prezzo medio Bricklink 63 euro) + caricabatteria LEGO #45517 (29,99 di listino, prezzo medio Bricklink 25 euro), totale 99,98 listino LEGO, 88 prezzo medio Bricklink

In totale, 87,46 euro per la versione NiMH (45,47 + 41,99), 84,47 euro per la versione Li-Ion (45,47 + 39), 145,45 euro per la versione col pacco batterie al litio originale LEGO (45,47 + 99,98).

Se invece abbiamo già un treno PF e vogliamo utilizzare gli accumulatori, i costi diventano: 28 euro la versione NiMH (il pacco batterie #88000 è già presente nel treno), 39 la versione “custom” Li-Ion, 99,98 per la versione originale LEGO Li-Ion.

Nel prezzo del pacco batterie “custom” non è calcolato il lavoro per costruirlo.

Conclusioni

Chiudiamo qui questo primo giro di test. Ci è servito per capire quanto sia fattibile trasformare un treno 9V in PF, e sostituire il pacco batterie standard LEGO con un pacco batterie Li-Ion “custom”. Dal punto di vista meramente economico, molto dipende da quanto uso si fa del treno: per un uso saltuario sicuramente la soluzione NiMH è da preferire, anche perché le stesse batterie sono utilizzabili per molti altri apparecchi (telecomandi, piccoli elettrodomestici, giocattoli).

Usando le Li-Ion abbiamo durate maggiori per usi pesanti, e quindi sarebbero utilizzabili in situazioni relative a eventi brevi, 1-3 giorni.

Riguardo il prezzo, la soluzione Li-Ion “custom” ha un prezzo non molto differente dalla corrispondente NiMH, garantendo con due batterie un totale di oltre sei ore di marcia continua ad alta velocità: non è certo il moto perpetuo, ma è già un passo avanti.

Certo, se si potesse ricaricare il pacco batterie senza smontarlo dal treno, magari sacrificando la marcia continuata, per esempio simulando la fermata del treno alla stazione ad ogni giro, non sarebbe una cattiva idea.

Treni 9V, binari e l’inclemenza del tempo che passa

I treni LEGO® esistono fin dal 1966, e da sempre hanno un posto particolare nel cuore degli appassionati. Quanti della mia età, da bambini, hanno sospirato sfogliando il catalogo, ammirando i treni e immaginando di poterci giocare.

In oltre cinquant’anni il tema dei treni è stato costantemente aggiornato, beneficiando di materiali e tecnologie più moderne, anche per seguire l’evolvere delle normative sulla sicurezza dei giocattoli.

Di conseguenza, per un AFOL, i treni vengono categorizzati in funzione del periodo e del tipo di funzionamento:

  • 4,5V – alimentati con una batteria piatta da 4,5V tre batterie da 1,5V a bordo del treno stesso (grazie Domenico, ho fatto confusione con il pacco batterie dei trenini Lima, più o meno stessa epoca). I binari erano costruiti usando pezzi separati per traversine e travi: chi è più Adult ricorderà i binari blu.
  • 12V – alimentati a trasformatore, usavano gli stessi binari dei treni a 4,5V con un ulteriore segmento centrale per distribuire la corrente a 12V per tutto il percorso. Era compatibile con il materiale a 4,5V, ma solo come elementi costruttivi, non i motori. Il locomotore aveva un elemento per prelevare l’alimentazione dal segmento centrale.
  • 9V – alimentati a trasformatore. Usavano un tipo differente di tracciato, fatto in un solo pezzo, con una copertura metallica sui binari per distribuire la corrente lungo il percorso. L’alimentazione era prelevata dalle ruote in lega metallica del blocco motore.
  • 9V RC – Con questa serie LEGO ritorna un po’ alle origini, con il locomotore autoalimentato con le batterie, i binari completamente in plastica, anche se identici e perfettamente compatibili a livello di incastro con quelli della serie “9V”. Unica novità è il telecomando a raggi infrarossi (quelli di qualsiasi telecomando della TV). Nel locomotore c’è un monoblocco costituito dal portabatterie e dal ricevitore del telecomando.
  • Power Functions™ (PF) – LEGO ingegnerizza il tutto, creando una serie di elementi componibili (in parte compatibili con la serie “9V”): telecomandi (piccolo e grande), pacco batterie (piccolo, specificamente pensato per i treni, e grande), ricevitore a infrarossi, motore da treno, motori generici (usati spesso con la serie Technic™), luci e connettori.

I più amati

Al netto di qualche eccezione, le serie “9V” è la più amata e cercata dagli AFOL: il Metroliner e il Santa FE sono due icone, per un appassionato. Se siete fortunati, potete ammirarli in qualche diorama di città durante gli eventi, che camminano senza sosta nel circuito ferroviario.

Gli elementi “9V” sono anche molto utilizzati per motorizzare altri treni originali LEGO, come ad esempio l’Horizon Express nella foto sotto.

ItLUG Latina 2014
LEGO Horizon Express motorizzato
ItLUG Porto San Giorgio 2014
Un bel locomotore E656 con i colori delle Ferrovie dello Stato

Nella zona inferiore si vedono bene i binari con la copertura metallica che trasporta l’alimentazione per tutto il circuito.

ItLUG Latina 2013
Il treno Italo di NTV

Nelle foto sopra si vede il riflesso delle ruote metalliche nell’Horizon Express, nel locomotore con la livrea delle Ferrovie dello Stato e nel modello di treno Italo: tutti sono motorizzati a 9V. Nella comunità degli AFOL è presente una folta schiera di appassionati di treni che propongono modelli a mattoncini dei treni più noti o più caratteristici.

Durante gli eventi questi treni sono in continuo movimento, animando il diorama ed attirando lo sguardo dei visitatori.

I problemi arrivano puntuali

Come è facile immaginare, gli AFOL che si cimentano con i circuiti ferroviari devono mettere in conto una serie di problemi:

  • I motori elettrici non sono eterni: conosco alcuni AFOL che hanno un cassetto pieno di motori guasti o esauriti per l’uso. Dopo un evento di due giorni in cui i treni hanno camminato quasi incessantemente, fra surriscaldamento e usura è facile perdere un motore.
  • La copertura metallica dei binari non è indistruttibile: si ossida, si consuma, qualche volta si rompe. L’ossidazione inoltre rende meno efficiente la conduzione dell’alimentazione dal trasformatore al motore del treno, per cui capita che in alcuni circuiti molto lunghi i treni si trovino ad arrancare nella parte più lontana dal punto dove è collegato il trasformatore.
  • LEGO non produce più né i binari, né i motori 9V. Avendo convertito la produzione alla serie Power Functions (PF per gli AFOL), i binari sono sì compatibili come incastro, ma non hanno più la copertura metallica. Non ci sono più i motori con le ruote metalliche, quelli PF hanno i fori per gli assi Technic, invece delle ruote. Ci sono addirittura dei progetti per produrre i binari 9V da parte di fornitori indipendenti, o guide di altri AFOL per trasformare i binari PF in 9V.

Tanto vale che si sappia da subito: non esiste una soluzione che sia facile, economica e accettabile dai puristi. Per prima cosa andiamo a vedere tutti gli aspetti del problema.

A tempo perso

Ho provato ad indagare su possibili sostituzioni del motorino elettrico interno al blocco di trazione, ma le cose si sono da subito dimostrate piuttosto difficili. Il motore utilizzato è prodotto dalla Mabuchi Motor, un’azienda giapponese i cui motori elettrici sono in tutti i giocattoli, i piccoli elettrodomestici (spazzolini da denti, minifrullatori, rasoi) e praticamente qualsiasi cosa a movimento elettrico: specchietti retrovisori, tergicristallo, serrature, avvitatori, minitrapani, aspirapolvere robot, ecc.

Il blocco di trazione aperto
Il blocco motore aperto

Mabuchi produce su specifiche del cliente soprattutto motori personalizzati (ordinativo minimo 10.000 pezzi), e verosimilmente il motore dei treni LEGO a 9V appartiene a questa categoria: ha un doppio albero, con un ingranaggio in ottone ad ogni estremo, una configurazione molto particolare. Non è l’unica difficoltà:

  • il motore è perfettamente incastrato nel suo alloggiamento all’interno del blocco di trazione, senza usare colle, viti o altri meccanismi di blocco, quindi le misure sono calibrate per quel motore specifico.
  • la lunghezza dei due alberini è calcolata esattamente per l’alloggiamento del motore. Un millimetro in più e andrebbero a toccare l’alberino del primo ingranaggio di riduzione
  • Il motore ha i contatti di alimentazione nella parte posteriore, posizionati ad angolo di circa 45° rispetto all’asse di simmetria orizzontale, una configurazione molto meno usata in questa categoria di motori elettrici, dove i contatti sono nella parte superiore rispetto al corpo motore, ed orientati verso l’esterno, rispetto all’albero del motore.
L'interno senza il motore
L’interno senza il motore. Notare la disposizione delle molle che prelevano la corrente dalle ruote

Volendo comunque tentare, ho sfogliato con pazienza il catalogo Mabuchi avendo come campione un motore guasto prestatomi da un altro amico AFOL. Ho anche passato un po’ di tempo sfogliando i cataloghi online di Amazon e AliExpress, ad alla fine ho trovato che il modello appartiene alla serie denominata PC/FF/FC-260, ma qui le cose, paradossalmente, si complicano ancora di più: nessuno di quelli trovati ha il doppio albero, ed è già un problema, e pochissime versioni hanno i contatti sul lato posteriore. Per di più esistono differenti versioni per differenti tensioni di lavoro, ognuna con avvolgimenti specifici per l’uso o la tensione di lavoro.

Tre differenti motori
Tre differenti motori: al centro il tipo 260, quello LEGO, a sinistra il tipo 280, 3 mm più lungo di quello LEGO, a destra il tipo 130, più piccolo

Per capirci, lo stesso motore può avere un avvolgimento pensato per lavorare a 12V costanti, mentre un altro lo ha per poter lavorare con una tensione fra 3 e 6V: scambiando i due, quello da 12V non girerà fino a quando non avrà almeno 6-7V in ingresso, e comunque con pochissima coppia (che sarebbe in parole povere la forza di torsione che può esercitare sull’asse), mentre quello da 6V alimentato a 12V girerà come se avesse il turbo, per poi bruciarsi in poche ore di funzionamento. Poi ci sono i motori costruiti per girare in un solo senso, quelli a coppia elevata, quelli ad alta velocità di rotazione… insomma, è impossibile individuare il motore giusto.

Pur ammettendo di rinunciare al doppio albero, di accettare il rischio di prendere un motore con la tensione di lavoro sbagliata e di adattarsi a modificare il collegamento dell’alimentazione usando i contatti in alto, invece che posteriormente, abbiamo ancora due elementi di cui capire il funzionamento.

In un alloggiamento fra il motore e i contatti a molla delle ruote c’è un piccolo disco di circa 5mm di diametro, spesso meno di un mm. Misurandolo con un tester è un buon conduttore, ma ha una caratteristica ben precisa: se scaldato oltre una certa temperatura si trasforma in un cattivo conduttore.

Il termistore
Il termistore PTC

Il nome tecnico di questo componente elettronico è PTC o più precisamente termistore PTC: la sua resistenza al passaggio della corrente dipende dalla temperatura. Più si alza la temperatura, più oppone resistenza al passaggio di corrente, diventando simile ad un interruttore. La sua funzione è doppia: se il motore si surriscalda, il calore aumenta la resistenza del termistore, che gradualmente riduce ed annulla la corrente che passa nel motore, impedendo che si bruci. L’altra funzione è di prevenire il sovraccarico: tutti i motori elettrici hanno un assorbimento di corrente che dipende dal carico applicato. A vuoto, ossia senza alcun carico, con l’albero libero di girare, l’assorbimento è minimo; man mano che si aumenta la forza frenante, ad esempio aggiungendo vagoni al treno, l’assorbimento aumenta fino a raggiungere la cosiddetta corrente di stallo, ossia la corrente assorbita quando il motore è carico al punto che non riesce a girare pur essendo alimentato alla tensione giusta. In questa situazione la corrente assorbita è massima e l’energia assorbita viene tutta convertita in calore: se non si interviene il motore si brucia, ma il termistore al passaggio di una corrente elevata si scalda ed inizia ad aumentare la propria resistenza, diminuendo la corrente che passa per il motore.

Dettaglio dei contatti elettrici
Il cilindretto nero inserito fra i contatti di alimentazione

L’altro componente elettronico, il piccolo cilindretto nero, è un diodo soppressore di transienti, detto anche transzorb, ossia un componente che assorbe i disturbi elettrici generati durante il funzionamento dallo strisciare delle spazzole sul rotore interno. Questi disturbi possono risalire il circuito di alimentazione e passare indietro dal trasformatore alla linea elettrica, causando interferenze ad apparecchiature elettroniche collegate alla stessa rete di distribuzione: per questo è necessario l’uso di un soppressore di transienti.

La sua sigla completa è BZW04P15B, ed è capace di assorbire tutti i disturbi generati dal motore. La sua tensione di intervento nominale è di 15V, come indicato dalla sigla stessa, per cui se si tenta di alimentare un motore 9V con tensioni superiori a 14-15V si brucia prima questo componente, che può sopportare correnti di oltre 12A ma solo per millesimi di secondo (che è caratteristica propria del tipo di disturbi generati da un carico induttivo come appunto un motore elettrico), di seguito si brucia il motore, per il sovraccarico, se non interviene prima il termistore.

Il Power function

Il motore treni PF è apparentemente identico, ma fin dal metodo di apertura si notano le differenze: mentre il 9V occorre “romperlo” (si devono tagliare tutte le linguette nella parte inferiore con un coltello da modellismo, il famigerato X-acto di Lord Business), il PF usa sei viti a testa Torx.

Confronto fra un 9V ed un Power Function (sopra)
In alto un motore Power Function, in basso il 9V

Il motore è lo stesso, anche se ha i contatti di alimentazione disposti sul lato del corpo motore, invece che sul fondo, e sono saldati. Manca il soppressore di transienti, mentre il termistore è saldato su uno dei contatti di alimentazione.

Dettaglio del termistore
Il motore estratto dalla sede, il dischetto giallo è il termistore

Per il resto la configurazione di massima è identica. Il soppressore di transienti non serve perché il treno è alimentato a batteria, quindi i disturbi non possono arrivare alla linea di distribuzione elettrica, non essendoci un collegamento.

Prima soluzione (i puristi passino oltre)

Sostituire il motore del 9V con il motore usato dal PF. Vi sono dei tutorial su Youtube in proposito. Occorre un saldatore a stagno per l’elettronica (a bassa potenza, 40W al massimo) e un po’ di manualità.

Occorre però notare che la soluzione presenta qualche svantaggio:

  • Si rovina un motore PF (prezzo di listino 14€, anche se si può trovare a meno su Bricklink)
  • Serve buona manualità e saper saldare

La soluzione è valida, ma non alla portata di tutti.

Seconda possibilità (meno lavoro, qualche compromesso)

Dopo un po’ di brainstorming con il mio amico Ernesto (creatore del modello Italo di NTV), complice il caldo dell’evento di Albano e una birra ghiacciata, abbiamo pensato ad un sistema meno laborioso, accoppiando un motore 9V guasto con un motore PF.

Dopo aver aperto il blocco motore 9V, si estrae il motore, si sfilano i contatti elettrici a molla che tengono il cilindretto nero del soppressore di transienti e si tolgono i due alberini più piccoli. Lo scopo è di scollegare il motore dal circuito di alimentazione e far sì che le ruote girino libere, senza passare il movimento al motore. Si deve togliere anche il dischetto del termistore, dato che la corrente non passerà più attraverso di esso, e sfilandosi dalla sede potrebbe andare a creare cortocircuito da qualche parte.

Gli elementi da rimuovere
I pezzi da rimuovere

In questo modo le ruote pescheranno alimentazione dai binari come nel funzionamento normale, ma non alimenteranno più il motore. Invece i contatti elettrici nella parte posteriore del blocco motore saranno alimentati, e qui viene l’idea: usando un cavetto di prolunga tipo #60656, venduto singolarmente nel set #8886, che funziona anche da adattatore fra il sistema 9V ed il sistema PF, si collega il motore PF ai contatti elettrici del blocco 9V, che sarà così alimentato dai binari 9V, attraverso il blocco motore 9V.

L'interno con le parti rimosse
L’interno con i pezzi rimossi. Deve essere tolto anche l’altro alberino, ovviamente

Il motore guasto deve rimanere al suo posto per appesantire il blocco di trazione 9V, altrimenti il contatto elettrico fra le ruote ed i binari non sarà affidabile. Si può anche sostituire del tutto il motore con un peso equivalente in metallo, oppure utilizzare qualcosa tipo la pasta modellabile che solidifica all’aria (tipo il DAS), stando ben attenti a non ostacolare la rotazione delle ruote o a non cortocircuitare i contatti elettrici.

Lo svantaggio di questa soluzione è che riduce un po’ il campo di applicazione, in quanto è utilizzabile solo nei modelli che usano due carrelli identici, uno dei quali come blocco motore. Adattarlo ad altri modelli potrebbe essere difficoltoso, o comunque richiedere una parziale revisione del modello.

“…non mi piace nessuna delle due!”

Eh, peggio per te. Oppure…

Sto lavorando ad alcune ipotesi di alimentare i treni con accumulatori al Litio, usando circuiti e soluzioni non LEGO. Appena ho terminato gli esperimenti pubblicherò progetti ed istruzioni e staremo a vedere. Per ora portiamo pazienza.

LEGO® spiegata ad un adulto “normale”

Una versione aggiornata di questo articolo la trovi qui.

Ok, è il caso di fare un minimo di chiarezza. Mettete a letto i bambini, che dobbiamo parlare di cose poco adatte a loro.

Come per il caso del set LEGO da collezionisti venduto a cifre indecenti, negli ultimi giorni gli amici mi hanno tempestato di messaggi per avvertirmi di una occasione imperdibile: un’attrice di film “particolari” vuole una creazione LEGO da esporre nel suo soggiorno. L’autore dell’opera migliore verrà omaggiato di una “prestazione in natura”, come si suol dire…

Il messaggio è stato pubblicato sul noto social network Twitter. Ora non c’è più, a quanto pare rimosso per ragioni legali, secondo quanto afferma la stessa attrice, ma continuo a ricevere messaggi al riguardo, il cui contenuto è facile immaginare.

Lapalissiano che sia una mossa a scopo di marketing, neanche troppo velata, e che la fanciulla in questione abbia ottenuto tanta pubblicità gratis grazie ai numerosi “lanci” giornalistici, basta un giretto su Google con le parole chiave giuste per sincerarsene.

A parte questo, la richiesta della ragazza difficilmente sarà presa in considerazione da qualcuno in grado di realizzare una MOC della categoria attesa, per varie ragioni, a partire da quella più terra-terra, comprensibile anche ad un non-AFOL: una creazione originale in LEGO ha un costo piuttosto alto, sia in termini puramente economici che in termini di impegno del costruttore.

ItLUG Porto San Giorgio 2013

La mia modestissima creazione presentata a Porto San Giorgio, lo sfasciacarrozze (foto sopra), mi è costata circa 250 euro in mattoncini e un paio di settimane di giocolavoro, tra ideazione, bozze, realizzazione e rifinitura dei dettagli. Si tratta di meno di 1000 pezzi (fra tutto), parte dei quali presi dalla mia piccola riserva di mattoncini LEGO usati.

ItLUG Porto San Giorgio 2013

Se ci orientiamo su uno dei castelli del diorama medievale (tipo quello in foto sopra), o il bosco, o il mosaico della Fontana di Trevi, la quantità di pezzi necessaria sale a diverse decine di migliaia, di pari passo con l’impegno per la progettazione e la realizzazione: si parla di mesi di giocolavoro.

Dubito seriamente che un artista del calibro di Nathan Sawaya, o un costruttore certificato come Ryan McNaught prendano anche solo in considerazione la richiesta, il compenso offerto è semplicemente inadeguato.

Fin qui le considerazioni asettiche e prosaiche riferite al valore “commerciale”.

Ma ora basta con le sciocchezze, andiamo al sodo: la principale ragione per cui la richiesta è inaccettabile risiede proprio nel fatto che venga chiesto a qualcun altro di costruire una cosa qualsiasi.

Tralasciando il fatto che senza dare indicazioni sulle preferenze, i gusti, gli interessi (anche semplicemente sul tipo di arredamento del soggiorno) sarà difficile creare qualcosa di soddisfacente, il punto è che qualcosa di già costruito è proprio quanto di più lontano possa esistere dalla ragione della passione che qualsiasi AFOL ha per i mattoncini: il piacere è nel creare, nel vedere prendere forma la propria idea, nello sviluppare metodi e tecniche di costruzione per ottenere forme ed effetti sorprendenti. Per un AFOL, smontare un dettaglio per rifarlo in modo differente cinque, dieci volte, fino ad ottenere il risultato cercato, è il minimo. E potete star certi che in quel momento la soddisfazione è totale.

Anche quando semplicemente si costruisca un set seguendo le istruzioni, l’appagamento ed il piacere nel maneggiare questi piccoli pezzetti di plastica colorata non può che essere ineguagliabile.

Quindi, per rispondere ai tanti che mi invitavano a cimentarmi, la risposta è che non mi interessa l’offerta, ma senz’altro posso consigliare alla fanciulla di recarsi nel più vicino negozio di giocattoli e fare il pieno di scatole di LEGO, per poi gustarsi una serata con le mani occupate a maneggiare mattoncini colorati, il cervello sgombro e l’anima in pace.

Identificare un set LEGO® dai pezzi

Può capitare di trovarsi per le mani un sacchetto di mattoncini, magari ricevuto da qualcuno che non sa cosa farsene.

Senza scatola e senza istruzioni è apparentemente inutile, se non si è avvezzi al manipolare mattoncini come un AFOL veterano.

Ecco una breve collezione di strategie per risalire al set ed alle istruzioni di montaggio.

Individuare il tema

Ogni set, a parte limitate eccezioni, appartiene ad un “tema”, ossia un raggruppamento di set con la stessa ambientazione o con gli stessi personaggi. In alcuni casi esistono temi “principali” suddivisi in temi più specifici. Alcuni esempi:

Individuare il tema è importante per restringere il campo di ricerca, a volte è sufficiente per poi trovare il set semplicemente sfogliando l’elenco dei set di quel tema.

Mi piace vincere facile: gli adesivi

In alcuni set, specialmente quelli della serie City, vi sono parti che hanno un adesivo applicato sopra, quasi sempre a mo’ di targa del veicolo. Ecco alcuni esempi (foto da Brickset)

Set 4208, il numero è usato come targa e come matricola del mezzo
Set 4208, il numero è usato come targa e come matricola del mezzo
Qui è riportato come numero di identificazione del modello di macchina operatrice
Qui è riportato come numero di identificazione del modello di macchina operatrice
Qui è la targa e il numero di matricola del mezzo
Qui è la targa e il numero di matricola del mezzo

Romabrick at Toy Museum in Zagarolo - 2013

In questa foto del nostro Domenico, scattata durante Zagarolo 2013, si vede il numero sul fianco dell’astronave, che è proprio il numero del set, il #918.

A proposito, a partire dal 2013 LEGO® userà cinque cifre per identificare i nuovi set.

Strani pezzi

Se non abbiamo a disposizione parti con adesivi, dobbiamo ripiegare su pezzi dalla forma insolita, o con una combinazione di forma/colore insolita.

Mentre la prima strategia è certamente più intuitiva, nel secondo caso le cose sono abbastanza complicate e qualche volta solo un AFOL esperto può identificare un pezzo che in quel particolare colore è raro.

Un esempio è dato dalla parte #3176, un pezzo abbastanza comune, prodotto a partire dal 1966 e presente in oltre 400 set differenti: in colore bianco è presente solo in una manciata di set, mentre in verde è presente in un solo set. Considerando che bianco e verde sono due colori comuni, diventa evidente che solo un esperto può capire di trovarsi di fronte ad un pezzo chiave per identificare un set.

Tornando ai pezzi dalla forma insolita, possiamo prendere ad esempio la rampa di scalini, parte #30134, presente in soli 59 set di tutta la produzione LEGO fino ad oggi. Se sono in colore nero o marrone, i set possibili sono una ventina per ognuno dei due colori, mentre in grigio scuro o rosso scuro appaiono in soli tre set.

Per sapere in quali set appare un pezzo, occorre prima identificare il “design ID” del pezzo. Di solito è stampato in caratteri microscopici nella parte interna del pezzo o nella parte inferiore, insomma in un punto che di solito non è esposto a pezzo montato. Occorre una buona lampada ed una lente d’ingrandimento per trovarlo, ad occhio nudo è possibile solo per chi è miope.

Il design ID è un numero generalmente di 4-5 cifre (anche se esistono pezzi molto vecchi con identificativi di due e tre cifre, e inizia ad apparire qualche pezzo con identificativi di sei cifre) che indica in modo univoco la forma del pezzo. Per esempio il classico mattoncino 2×4 ha design ID 3001. Naturalmente, essendo questo mattoncino uno dei pezzi più comuni (appare nelle sue varianti in oltre 2.200 set), difficilmente riusciremo ad identificare un set usando questo tipo di pezzo.

Una volta identificato il design ID, usando le funzioni di ricerca di Bricklink e di Brickset possiamo vedere in quali set è usato ed in quali colori.

Se non si riesce ad identificare il design ID, sia Bricklink che Brickset permettono di ricercare pezzi per descrizione (in inglese) o per categoria (sempre in inglese). In questo caso si deve però conoscere la terminologia usata dagli appassionati, e non è proprio immediato: tile, plate, slope, roof, ladder, bow, wedge… insomma, se riusciamo a trovare il design ID è meglio.

Sotto ecco un esempio di ricerca proprio della rampa di scale.

Ricerca per design ID della rampa di scale #30134
Ricerca per design ID della rampa di scale #30134

Una volta identificato il pezzo, si punta quello del colore in nostro possesso e si vede l’elenco dei set in cui appare.

In quali set appare in grigio scuro
In quali set appare in grigio scuro

Nell’esempio mostrato, la rampa di scale in grigio scuro si trova in due soli set (gli altri due sono scatole che raggruppano più set in una sola confezione), uno con la stazione ferroviaria, ed uno con il porticciolo. A questo punto se abbiamo anche i binari, o se abbiamo due sedie blu (#4079), i pezzi vengono dal set della stazione ferroviaria (set #7937).

Minifig e animali

Questa è un po’ più difficile, ma può tornare utile quando nel mucchio di pezzi vi sono appunto delle minifig (o parti di esse) o degli animali.

Nel caso delle minifig, si deve puntare a dettagli come il tipo di “vestiti”, il cappello, accessori come pale o martelli. A parte le situazioni ovvie in cui le minifig hanno indosso delle uniformi (polizia, vigili del fuoco), alcuni dettagli possono essere rivelatori. Per esempio, anche se la minifig ha una uniforme da poliziotto (riconoscibile dal distintivo), c’è una certa differenza se ha una giacca o un giubbetto chiuso con la zip.

Due differenti busti per minifig di poliziotto (immagini prese da Bricklink)
Due differenti busti per minifig di poliziotto (immagini prese da Bricklink)

La differenza fra i due busti nella foto sopra è apparentemente minima, ma quello a sinistra appare in 16 set, mentre l’altra appare in 32 set differenti. E’ molto importante anche la colorazione di altri dettagli come le mani: la differenza fra una minifig con le mani gialle e una con le mani grigie non è un semplice dettaglio.

Anche vestiti “normali” e altri tipi di accessori possono essere risolutivi per identificare un set. Un busto femminile con una giacca particolare o un foulard rosa possono restringere il campo a pochissimi set, tredici per la precisione, tutti molto particolari e facilmente individuabili.

Alcuni animali sono estremamente utili per identificare un set. Per esempio la gallina appare solo in tre set.

I pezzi “decorati”

Oltre agli adesivi, esistono dei pezzi con parole, simboli o disegni stampati sopra. Sono normali pezzi, piuttosto comuni, che la stampa rende particolari.

Alcuni di questi pezzi sono presenti in un solo set, o in un piccolo gruppo, per cui sono candidati ideali per identificare un set. Alcuni esempi:

Si può essere meno fortunati, trovando ad esempio una mattonella 1×1 con indicatore a lancetta, che è presente in 68 set, quindi poco utile ad identificare un set.

L’ultima risorsa

Se proprio non riusciamo ad identificare il set in nessun modo, possiamo ricorrere all’amico AFOL, che sicuramente avremo. Un AFOL degno di questo nome sa identificare abbastanza rapidamente un set dai pezzi, anche in casi disperati.

Solo, non abusate della sua pazienza.

Verificare di avere tutti i pezzi

Una volta identificato il set passiamo a controllare se abbiamo tutti i pezzi necessari usando la funzione di inventario di Bricklink o di Brickset.

L'inventario di Brikset
L’inventario di Brikset
l'inventario di Bricklink
l’inventario di Bricklink

Sopra i due inventari del set della stazione ferroviaria.

In questo modo ci assicureremo di avere tutti i pezzi. In caso manchino, possiamo pensare di usare dei sostituti o, se proprio si vuole esagerare, acquistare i pezzi mancanti tramite Bricklink o il Pick a Brick del negozio ufficiale LEGO.

Naturalmente, questo vale solo se il numero ed il tipo di pezzi mancanti è ragionevole: se abbiamo solo la metà dei pezzi necessari forse la spesa non vale l’impresa. Sta a noi valutare pro e contro: se vogliamo completare un nostro vecchio set ritrovato in soffitta, potrebbe essere comunque un ottimo motivo per spendere qualche decina di euro.

Le istruzioni

Una volta controllato l’inventario dei pezzi, andiamo a prendere le istruzioni di costruzione.

E’ possibile acquistare i libretti originali, sempre da Bricklink, con una spesa spesso di pochi euro, se il set non è raro o “vintage”.

Per finire

In chiusura, l’invito è di non rifiutare mai un sacchetto o una scatola di mattoncini, non si sa mai cosa potrebbe venirne fuori.

Anche se non è un set completo, potrebbe comunque essere uno stimolo a costruire secondo la nostra fantasia ed il nostro gusto. Se poi si tratta di un set “importante” ed è anche completo, perché rinunciarvi?

Sono un giocattolo, risolvo problemi

Una situazione nota agli AFOL, ed estremamente frustrante, è quando ci si trova a parlare con un non-AFOL di quanto i mattoncini LEGO® non siano un semplice giocattolo ma qualcosa di molto più complesso e versatile, e l’interlocutore mostra un atteggiamento di sufficienza e di compatimento, della serie “hai un’età in cui dovresti aver smesso di giocare da un pezzo…”.

Il fatto che NASA ed ESA usino LEGO per sperimentare applicazioni per le future missioni spaziali, purtroppo, non sembra essere un fatto rilevante, probabilmente anche perché molto distante dalla nostra esperienza quotidiana.

Kroll Ontrack, una società molto nota nell’ambiente del recupero dati e dell’Informatica Forense, si è trovata qualche anno fa alle prese con un problema non da poco: un cliente aveva bisogno di recuperare i dati da oltre cinquemila nastri magnetici inzuppati d’acqua. Per capire le dimensioni del problema, basta tenere conto che un moderno nastro magnetico per dati è lungo svariate centinaia di metri (una cartuccia Ultrium-5 arriva a 800 e passa metri), che moltiplicati per il numero delle cartucce in questione fanno alcune migliaia di chilometri di nastro da pulire a mano, non esistendo apparecchiature specifiche per questo compito. In sostanza, anche mettendo tutto il personale a pulire nastro, segreterie ed ufficio paghe compresi, non sarebbe mai riuscita a consegnare al cliente il lavoro in tempi ragionevoli.

Uno degli ingegneri che lavora in Kroll, mentre col figlio costruiva un bulldozer di LEGO Technic, ha avuto quello che si chiama un “momento LEGO”, ossia ha trovato una soluzione semplice ed elegante ad un problema complesso.

Il video mostra la soluzione, realizzata interamente con pezzi standard LEGO (a parte i tamponi per la pulizia e, ovviamente, il nastro). Visto il basso costo, il meccanismo è stato replicato varie volte ed ha permesso di completare il lavoro in tempi ragionevoli.

Forse non sarà l’argomento definitivo, ma certamente citare i 600.000 dollari intascati da Kroll Ontrack per il lavoro eseguito sono piuttosto convincenti. Alla faccia del giocattolo.

Riferimenti

L’articolo riportato dal profilo Twitter di LEGO.

La notizia riportata da un giornale locale.

Un articolo su come giocare con LEGO sia uno stimolo per la creatività.

Extreme AFOL: non ditelo ad un purista!

Noi AFOL siamo piuttosto intransigenti, quando si tratta di mattoncini.

Reazione di un AFOL al verbo "incollare"
Reazione di un AFOL al verbo “incollare”

Oltre alle regole di “buona costruzione“, ci sono cose sconsigliate, cose proibite e cose che fanno inorridire qualsiasi appassionato LEGO® degno di questo nome.

Cose sconsigliate, non troppo

Qualche mese fa ho parlato delle astronavi, bellissime, costruite da Pierre Fieschi

'KRAPITCHOO' Vic Racer

Qui sopra ce n’è un’altra, costruita in microscala. Se si guarda bene, in alcuni punti sono incollati degli adesivi, per aumentare il realismo. Il purista accetta solo e soltanto etichette originali presenti nei set LEGO® ufficiali, pur ritagliate, mentre non è ritenuto troppo sconveniente usare adesivi di altra provenienza, o addirittura creati appositamente. In qualche caso si usano le decalcomanie usate nel modellismo classico.

F/A-18C Hornet of VFA-87 'Golden Warriors' (2)

L’aereo sopra, opera di Mad physicist, ha applicate alcune di queste decalcomanie, appunto.

Dato che questo livello di dettaglio è impossibile da riprodurre a quella scala, è ammesso l’uso di materiali “estranei”, anche perché costituiscono una minima parte del lavoro, il modello in sé è assolutamente spettacolare anche senza aggiunte.

Discorso analogo si può fare per alcuni altri elementi, come anelli elastici e cordini: dato che quelli di produzione ufficiale sono pochi e spesso molto piccoli, si tollera l’uso di elastici e corde non di provenienza LEGO®, spesso anche per praticità e convenienza.

Un esempio è il ponte sospeso presente nel diorama di città di Latina 2012.

Il ponte sospeso
Il ponte sospeso a Latina 2012

Le corde nere che simulano i tiranti in acciaio del ponte originale sono in numero e lunghezza tale da non essere realizzabili con materiale LEGO® originale ma, attenzione, ogni altro elemento che vedete è costituito esclusivamente da materiale originale.

Colla? Vernici? Proprio no

Parimenti è vietatissimo l’uso di vernici e di colle. Non importa la dimensione o l’importanza del modello, i colori devono essere quelli propri dei mattoncini.

Per la colla è ammessa una sola eccezione: se il modello è realizzato per essere trasportato ed esposto ad eventi e deve rimanere sempre quello, come ad esempio le realizzazioni su commissione per negozi o attività commerciali, i modelli promozionali o esposti al pubblico senza protezioni, allora è ammesso l’uso di colla, ma all’unico scopo di rendere maneggevole, robusta e soprattutto sicura per i visitatori la realizzazione.

I due giovani "padawan" all'ingresso
La minifig gigante è tenuta insieme dalla colla

Tipicamente, le minifigure “ingrandite”, come nella foto sopra, di solito esposte all’ingresso di un’area espositiva o in uno degli stand, dove c’è continuo passaggio di persone e non c’è transenna o recinzione, sono incollate pezzo per pezzo, proprio per evitare problemi anche di sicurezza per i visitatori: se un bambino si “appende” e se ne stacca un pezzo le conseguenze possono non essere piacevoli, per nessuno.

L’orrore, l’orrore

Tagliare, forare, modificare, avvitare, e tante altre operazioni sullo stesso tenore, sono l’abominio. Mai, per nessun motivo, è ammessa la modifica delle caratteristiche di forma e dimensione di un elemento.

Se andate ad esporre una vostra creazione nella quale i mattoncini sono modificati, verrete, nella migliore delle ipotesi, espulsi con cartellino rosso e tre turni di squalifica.

E’ considerato indecente l’uso di materiali “estranei” per replicare oggetti reali, come ad esempio tende parasole, alberi, vegetazione, veicoli e via così.

Bello, ma proprio non va
Bello, ma proprio non va

Nella foto sopra, un esempio di tutto quello che non è considerato accettabile da un purista (praticamente tutti gli AFOL lo sono): mattoncini incollati, verniciati e forati, stoffa e cartoncino, fili elettrici e luci non LEGO®. Per carità, la realizzazione è carina e l’idea è originale, ma difficilmente sarà accettata per l’esposizione in un evento LEGO®.

Qualche tempo fa su uno dei forum di appassionati c’era una discussione accesa sul fatto di allentare questa regola in caso di plastici ferroviari, andando ad utilizzare l’ampia scelta di materiali per il modellismo ferroviario per ricreare paesaggi con erba, alberi, rocce, corsi d’acqua. La conclusione, in sostanza, fu che in quel caso si poteva ottenere un effetto maggiore sui visitatori, oltre ad un risparmio sui materiali (un prato in mattoncini può costare molto di più di un prato realizzato con l’erbetta sintetica ed il muschio), solo che per prima cosa non sarebbe più stato un diorama LEGO®, ma qualcosa d’altro, poi sarebbe sorto un problema non da poco: quanto e quale materiale non-LEGO® sarebbe accettabile, oltre il quale il risultato non è più considerato una creazione LEGO®?

Infine, un modo sicuro e veloce per farsi buttare fuori velocemente e definitivamente, non solo da quella esposizione a cui intendete partecipare, ma da tutti i gruppi di appassionati LEGO® del continente, è di presentarsi con una creazione contenente mattoncini “compatibili”: praticamente è come andare vestiti ad un raduno di naturisti, sei nel posto sbagliato.

Non voglio la luna, mi basta costruirla

Scherzi a parte, la regole da rispettare per le creazioni LEGO® riconosciute dalla comunità di appassionati sono poche, alla fin fine, ma quelle poche sono irrinunciabili.

L’apparente carenza di elementi specifici per realizzare un particolare o un dettaglio, una struttura complessa o un meccanismo specifico è proprio il motivo per cui l’uso esclusivo di mattoncini LEGO® sviluppa creatività, fantasia e intelligenza (nelle sue declinazioni di intelligenza spaziale e progettuale): il doversi inventare un modo per fare un elemento inesistente, come ad esempio un albero in fiore o un tetto in lamiera, sottopone il cervello del costruttore ad un esercizio senza paragoni, indipendentemente dall’età.

Concludo con un articolo di Andy Robertson su Forbes, in cui racconta di aver fatto ricorso alla supercolla per tenere insieme alcune parti della gru del porto di LEGO® City (set #7994) che il pargolo di 5 anni continuava a staccare per l’eccessivo peso di quello che sollevava. Quando il pargolo ha tentato di smontare la gru per costruire altro, ossia lo scopo principale dei mattoncini, si è trovato a non poter riutilizzare liberamente i pezzi incollati, ormai obbligati ad essere una gru e niente altro.

E’ una metafora del cosiddetto “potenziale umano”: se si lascia un bambino libero di scegliere, potenzialmente può diventare qualunque cosa. Se invece lo si costringe ad un modello preordinato, non potrà essere niente altro.

LEGO®: collezionismo, investimento, bene rifugio? Evitare il sensazionalismo (e qualche brutta sorpresa)

Una versione aggiornata di questo articolo la trovi qui.

Nelle settimane passate gli amici che sanno della mia passione per i mattoncini mi hanno letteralmente tempestato di link ad articoli di testate nazionali che titolavano a gran voce “Il mattoncino come bene rifugio” o simili, lasciando intendere che c’è da far soldi a commerciare con i mattoncini.

Mattoncino salvadanaio, uno dei gadget ufficiali LEGO®
Mattoncino salvadanaio, uno dei gadget ufficiali LEGO®

Il tutto pare sia originato dalla notizia della vendita di un particolare set raro a prezzo elevatissimo (per una scatola di mattoncini), pari a quattro-cinque volte il prezzo di listino originale.

Non riporto i link agli articoli, è facile trovarli cercando le parole “mattoncino bene rifugio lego” in qualsiasi motore di ricerca.

Cosa c’è di vero? Tutto e niente, ma andiamo con ordine.

Collezionismo e investimento

Per un appassionato LEGO®, spendere un mucchio di soldi per un particolare set, fuori produzione da anni o raro perché in serie limitata o non distribuito nel posto in cui si vive, è cosa normale. Questo vale per qualsiasi collezionista, quale che sia l’oggetto della collezione.
Per le scatole di mattoncini il discorso della moltiplicazione del valore è legato ad alcune condizioni, generalmente conosciute ed accettate dai collezionisti:

  • Il valore della scatola è massimo se è ancora sigillata e imballata come appena acquistata, MISB nel gergo degli appassionati. A partire da questa condizione vi sono tutte le situazioni intermedie:
    1. scatola aperta con sacchetti in plastica interni chiusi
    2. scatola e sacchetti aperti, ma tutti i pezzi presenti e intatti, con le istruzioni
    3. tutti i mattoncini senza scatola, usati, con le istruzioni
    4. solo i mattoncini, senza istruzioni
    5. mattoncini mancanti, con istruzioni

    Il valore scende moltissimo a partire dalla seconda opzione, perché per un collezionista il set vale solo se è sigillato, per tendere al valore in peso dei soli mattoncini per gli ultimi due casi (parliamo di 10-15 euro al chilo per pezzi in buono stato).

  • Il set deve essere uscito di produzione. LEGO® normalmente tiene un set in produzione per tre anni (con le debite eccezioni), passati i quali viene terminata la commercializzazione.
  • Il set deve essere appetibile per un collezionista. Questa è la caratteristica più evanescente e difficile da prevedere a priori, anche se alcuni indizi possono aiutare:
    • Il set rappresenta qualcosa di particolare, spesso legato a film di successo o a qualcosa di universalmente noto e conosciuto. Un esempio sono i set del tema di Guerre Stellari, o quelli di monumenti come la torre Eiffel o il Taj Mahal.
    • Il set deve possedere una certa “corposità”, ossia deve essere composto da parecchi pezzi, a partire da un migliaio.
    • Può essere non disponibile nel posto dove vive il collezionista, come alcuni set promozionali o in edizione limitata.
  • Naturalmente, il set non deve essere facile da trovare in condizioni perfette, ossia ancora sigillato e integro

Se si sostituisce all’oggetto “set LEGO®” un qualsiasi altro oggetto “collezionabile” (fumetti, stampe, monete, francobolli e via così), si vede che le regole sono più o meno le stesse per tutti i collezionisti.

Leggendo la lista, quindi, qualcuno correrà a spulciare l’attuale catalogo per individuare i set più “appetibili” per un investimento. Ebbene, la brutta notizia è che le cose non sono per nulla così semplici e, come ogni cosa che riguardi l’umano comportamento, qui intervengono fattori di imprevedibilità e interferenza tipici: se tutti individuano un set come “appetibile” e lo acquistano per metterlo da parte, dopo un certo numero di anni vi saranno così tanti set disponibili MISB che varranno poco più del prezzo di listino originale, vanificando l’investimento; oppure un set indiscutibilmente, all’apparenza, destinato al successo, verrà snobbato dai collezionisti e usato solo come “parts pack”, ossia come pezzi sfusi da impiegare in altri progetti personali, assumendo il valore dei pezzi a peso o poco più.

Uno degli ingredienti fondamentali è che il mercato è e deve rimanere di nicchia, con poche persone coinvolte ed a livello sempre amatoriale: quando la cosa prende invece diffusione fra i non appassionati, ecco che diventa imprevedibile quale set aumenterà il proprio valore e quale invece rimarrà più o meno stabile, come pure si apre la strada a tutta una serie di “cattivi comportamenti” che vanno ad inquinare e appiattire il tutto ad un mero mercato finanziario, con tutti i rischi che ne conseguono.

Speculazioni e truffe

Proprio perché si tratta di appassionati, il mercato è molto di nicchia, e spesso i collezionisti si conoscono fra loro, a distanza o incontrandosi alle manifestazioni organizzate dagli appassionati e dedicate ai mattoncini (vedi gli appuntamenti annuali di Latina e Ballabio). Questo fa sì che i rapporti siano informali e orientati alla reciproca fiducia. Con l’arrivo delle “speculazioni” questa informalità diventa pericolosa per gli appassionati stessi, consentendo di approfittare della buona fede ed arrivando a vere e proprie truffe.

Nel 2012 una nota trasmissione di denuncia si occupò di una serie di brutte avventure subite da vari appassionati di LEGO® negli acquisti di set “rari” da collezione, rivelatisi inesistenti. Per la cronaca, sulle varie piattaforme di aste online e di annunci sono tuttora attivi parecchi account di venditori che con vari trucchi riescono ad intascare centinaia di euro ed a sparire senza che il malcapitato collezionista veda l’oggetto pagato. Esistono inoltre alcuni siti di e-commerce che offrono set rari a prezzi allettanti e pare che siano “creati ad arte” sull’onda della improvvisa notorietà del mattoncino, grazie proprio ai toni sensazionalistici degli articoli di cui parlavo in apertura.

Il problema è come riconoscerli: a parte le solite cautele, tipo usare sistemi di pagamento tracciabili e sicuri, occorre diffidare di offerte troppo allettanti (il classico “troppo bello per essere vero”), acquistando da venditori noti ed affidabili. Si tenga conto che anche sistemi di pagamento come quello di PayPal non offrono riparo sicuro dalle truffe: in alcuni casi il venditore “scorretto” ha inviato effettivamente un pacco, mostrando la ricevuta del corriere al momento della contestazione a PayPal, ma si è poi scoperto che aveva inviato il pacco a destinazioni “impossibili”, per cui, mentre il pacco giaceva nel limbo fra corriere, mittente e destinatario, scadevano i termini per la contestazione di PayPal, rendendo di fatto inutili tutte le precauzioni.

Una possibile strategia, se intendiamo diventare seriamente collezionisti di LEGO®, è di entrare a far parte dei gruppi di appassionati sparsi sul territorio italiano, reperibili su Internet. Partecipando all’attività di questi gruppi e incontrando altri appassionati agli eventi si potrà beneficiare della competenza in materia e della gentilezza di tanti, appassionati come noi, che ci sapranno mettere in guardia da speculatori e truffatori.

Un’altra possibilità è di controllare su BrickLink il prezzo medio di un set venduto nelle identiche condizioni: se il prezzo si dovesse discostare troppo da quello di BrickLink, soprattutto verso il basso, è molto probabile che ci sia qualcosa di poco chiaro.

Evitiamo di credere a storie tipiche dei venditori, tipo la vendita da parte di chi non sappia il valore dell’oggetto che propone o il doppio regalo: è un po’ come per le auto usate dove, guarda caso, l’auto proposta come vero affare è sempre di una persona anziana che l’ha usata poco e la teneva sempre in garage.

Non è proprio tutto così semplice

Alla fine, tutta questa convenienza negli investimenti a base di mattoncini non è proprio immediata: troppe sono le variabili e le incognite, e spesso l’impegno necessario per guadagnarci qualcosa non vale lo sforzo. Molti degli appassionati che conosco personalmente si lamentano che per seguire “gli affari” alla fine non toccano mattoncini per settimane, mentre altri a malapena riescono a coprire le spese relative al mantenimento della propria passione, spesso a scapito del tempo che vorrebbero dedicare ai mattoncini.

Molti hanno un “negozio” su BrickLink (il sito di compravendita dedicato interamente ai mattoncini), e la gestione dell’attività gli porta via parecchio tempo, sottraendolo sempre al poco che si ha per giocare, attività alla base della passione per il mattoncino, per cui qualcuno alla fine ha chiuso dopo qualche tempo, ridimensionando gli acquisti e riguadagnando tempo per creare e costruire.

In breve, per poter guadagnare cifre consistenti dai set LEGO®, dovrebbero essere soddisfatte parecchie condizioni, prima fra tutte l’investimento iniziale: è vero che alcuni set sono venduti a 10 volte il prezzo di listino originale, ma stiamo parlando di un migliaio di euro in totale. Per poter guadagnare seriamente occorrerebbe vendere almeno quattro set al mese in queste condizioni particolarmente favorevoli, e comunque si tratterebbe di un introito certamente non lucroso. Supponendo di individuare tre set l’anno destinati a diventare ricercati, si dovrebbero acquistare quantità consistenti, almeno 10 esemplari per set, e tenerli fermi per 5 anni almeno prima di poterli rivendere a prezzi “vantaggiosi”: significa che prima di cominciare a poter vendere qualcosa dobbiamo accumulare qualcosa come 150 scatole in un locale apposito (non in cantina o in soffitta: umidità e calore rovinano scatole e pezzi), tenendo fermo un investimento di oltre 20.000 euro. Immaginando di riuscire a venderli a quattro volte l’investimento iniziale avremmo, in teoria, 60.000 euro di guadagno lordo, ma a patto di essere solo noi ad aver fatto una cosa del genere: se altre 200 persone fanno la stessa cosa possiamo scordarci di riuscire a spuntare quei prezzi, ed ancora peggio se il set non diventa “ricercato”, cosa che niente e nessuno ci assicura.

Una cosa da ricordare è che non tutti i collezionisti sono disposti a sborsare cifre esorbitanti per pezzi rari, come pure non esistono abbastanza collezionisti per garantire un mercato redditizio agli speculatori.

Quindi, tolti i sensazionalismi e la tendenza a fare “scoop” su tutto e niente dell’informazione di massa, il gioco non vale la candela, a sentire gli stessi appassionati. Inoltre, il Gruppo LEGO® ha interesse alla massima diffusione del proprio prodotto, soprattutto fra i bambini (che saranno gli AFOL ed i genitori di domani), e da tempo adotta politiche piuttosto energiche per evitare fenomeni di accaparramento e garantire una ampia distribuzione dei propri prodotti.

Se poi intendete speculare su una passione di altri, beh, nessuno ve lo impedisce, ma tenete presente che le voci girano in fretta fra gli appassionati…

Link di riferimento

Romabrick – gruppo di appassionati LEGO® di Roma
ItLUG – Italian LEGO® User Group, gruppo italiano di appassionati LEGO®
BrickLink – sito di compravendita di materiale LEGO® fra privati
BrickWiki – un Wiki gestito da appassionati LEGO®
Glossario su Brothers Brick – termini ed acronimi usati dagli appassionati
BrickPicker – informazioni per chi vuole massimizzare l’investimento in mattoncini

Guida ai regali di Natale. A mattoncini, che altro?

Certamente la crisi sta devastando i nostri portafogli, inutile negarlo. Proprio per questo motivo, mi sento di consigliare LEGO®, se non altro perché è il Gioco Infinito™.

L'albero di Natale in casa nostra è di LEGO®
L’albero di Natale in casa nostra è di LEGO®

Per chi ha un budget limitato

Tenendoci sotto i 20 euro, la scelta rimane ampia e per tutti i gusti. Praticamente per ogni tema vi sono scatoline con prezzi da 5 a 20 euro: City, Star Wars, Dino, Friends, Hero Factory, Technic, Creator, e via così.

Se il portafogli è proprio vuoto, ci sono le Minifigure da collezione, con prezzi intorno ai 2-3 euro a bustina.

Per prendere scatole un po’ più consistenti allo stesso prezzo, sono da preferire i set senza licenza, ossia quelli non appartenenti a temi di film, personaggi dei fumetti o dei cartoni, che costano un po’ di più a parità di contenuto per ovvi motivi.

Per il pubblico femminile

Come ho già puntualizzato in passato, un giocattolo è asessuato, siamo noi a conferirgli una etichetta “da maschio” o “da femmina”.

Vi sono tantissimi set LEGO® che possono essere graditi ad entrambi i sessi, al netto di temi specifici come Friends o Harry Potter™. In particolare, i temi City e Creator offrono molti spunti per un regalo gradito, proprio perché senza eccessive connotazioni maschili o femminili.

Poi, basta sentire i bambini e ci si toglie ogni dubbio: mia nipote di 10 anni vuole un aereo LEGO®, Luigi vuole la Villetta di Olivia (che piace molto anche a me, ma io non faccio testo).

Anche qui si parte da 5 euro e la scelta è molto ampia.

Per i grandi

Ho scritto al servizio clienti LEGO® protestando (scherzosamente) per la presenza di un limite superiore di età indicato sulle scatole dei set: capisco che un bimbo piccolo non possa trarre diletto dai mattoncini, ma perché limitare ad un dodicenne il godimento di un treno come questo?

Non si smette di giocare perché si diventa vecchi, ma si diventa vecchi perché si smette di giocare (Fabio Volo)

Non è che Volo mi piaccia molto, ma la sua frase è assolutamente azzeccata. Quindi, niente paura, vi posso assicurare che dopo un primo momento di imbarazzo anche l’adulto più serioso e compassato si abbandona al piacere di maneggiare mattoncini colorati.

In più, vi sono temi pensati per gli adulti, vediamone qualcuno:

  • Architecture: riproduzione in miniatura di edifici e monumenti famosi in tutto il mondo
  • Technic: vi sono alcuni set che richiedono abilità particolari per essere montati, e sono una sfida piacevole anche per il costruttore più esigente. Senza contare la possibilità per molti set di essere motorizzati e telecomandati, fino al tema Mindstorms, che coniuga LEGO®, Technic™, robotica e programmazione, il massimo per un geek
  • Gli edifici modulari: una serie di modelli di edifici ricchissimi di dettagli e di grande figura.
  • La serie “Advanced models”: qui i soggetti sono vari, e comprendono la navetta Shuttle, un modello del Tower Bridge di Londra, il van Volkswagen T1, il Sopwith Camel. Ce n’è per tutti i gusti.

Naturalmente, niente ci impedisce di scegliere una delle case della serie Creator o uno dei set del Villaggio invernale.

I prezzi sono per forza di cose più alti, ma girando per centri commerciali e online si può prendere una cosa dignitosa e di figura con meno di trenta euro.

Giochi da tavolo

Per gli appassionati di giochi di società c’è ampia scelta: dal bellissimo Creationary, dove si deve far indovinare alla propria squadra qualcosa creandolo con i mattoncini, ai giochi a tema come La battaglia di Hoth, ispirato all’episodio “L’impero colpisce ancora”.

I prezzi vanno dai dieci euro per i più semplici a oltre trenta per quelli su licenza.

Gadget

Destinati più ai veri fanatici di LEGO®, ci sono i gadget come orologi da polso e da tavolo, tazze, portapenne, magneti da frigorifero, salvadanai, cornici per foto. Sotto la categoria apposita c’è un po’ di tutto, sempre a tema mattoncini.

Senza dimenticare i portachiavi, presenti in forze e in tantissime varianti, anche se i personaggi di Star Wars dominano.

In prossimità delle festività si trovano anche piccoli oggetti come ad esempio ornamenti per l’albero di Natale, o la carta per i regali. Addirittura c’è la decorazione per la torta nuziale.

I gadget hanno in generale prezzi contenuti, anche se sono difficili da trovare, e spesso sono disponibili solo sul sito ufficiale LEGO®.

Per i più piccoli

La serie LEGO® Duplo® offre ampia scelta anche per i bimbi più esigenti: dai trenini elettrici alle principesse delle fiabe, dai mattoncini sfusi alle storie di Cars® o di Winnie The Pooh, senza dimenticare animali e attività con lettere e numeri.

Anche qui, come per molte categorie, ce n’è per tutte le tasche, da 5 euro in su.

Da evitare

Come per tutte le cose, è da evitare il regalo “ad ogni costo” e all’ultimo minuto. Occorre pensarci per tempo, spesso anche acquistando durante l’anno in occasione di offerte speciali e saldi.

Allo stesso modo è da evitare di insistere a regalare LEGO® a chi mostra di non apprezzarne le qualità: niente mi intristisce di più di mattoncini buttati nella spazzatura o dispersi in mezzo a montagne di paccottiglia senza valore.

Buone feste, e mi raccomando: nessuno è troppo vecchio per maneggiare mattoncini.